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IL GENOA RISCOPRE LA ZONA GRIFO – L’EuroBeppe risolve al 92’,il Genoa resta in scia.Che bel Lille.

di Andrea Boldrini (06/11/2009 - 23:20) |

Palacio, Crespo e Sculli nel'occasione del gol

Rispunta la “zona grifo”, che non è il modulo del Genoa, piuttosto è quella caratteristica importante che aveva contraddistinto l’ascesa del Genoa fin dal “gennaio di Borriello” al settembre di Milito. La zona grifo, ovvero quel calcistico “fuso orario” inserito “geograficamente” negli ultimi dieci minuti di “territorio” recupero compreso. Il Genoa dei miracoli, quello che ha sfiorato prima l’Uefa e poi la Champions conquistando l’Europa League, si era contraddistinto anche per quel carattere particolare accompagnato al gioco. La gara contro il Lille ha fatto riemergere proprio il “carattere vincente”, quella convinzione smarrita da troppo tempo, che stava cedendo il passo anche ad una pericolosa involuzione di gioco, minimamente interrotta a Cagliari, parzialmente ricomposta con la Fiorentina , riequilibrata contro il Palermo e scoccata definitivamente contro il Lille. Europa a parte, la gara contro il Lille resta tra quelle da ricordare proprio per la capacità di rialzarsi in pochi minuti. L’episodio è stato favorevole, ma anche avesse colpito il palo o fosse finita tra le braccia del portiere il segnale resterebbe. Un segnale importante al quale hanno partecipato tutti, perché le note liete arrivano persino da Tomovic (voto 6, ritarda su Gerbinho e poi si frappone male) e Modesto (voto 6,5, finalmente attacca di nuovo gli spazi e si propone con lucidità, peccato sia stato un po’ troppo staccato da Frau permettendogli di preparare quella maledetta palla insaponata per Scarpi) che apparivano un po’ troppo indietro.  Tomovic in più di un’occasione è stato coperto da Rossi (voto 7,5, perché oltre tutto si è prodotto in un recupero palla straordinario con buon rilancio), ma al tempo stesso ha mostrato di inserirsi gradualmente negli schemi, accompagnando bene la copertura ed il supporto a Palacio (voto 7, gran gol e buone occasioni, ma senza palla in fase difensiva è ancora indietro). La chiave tattica è simile a quella di Palermo, ma l’atteggiamento differente. Questa volta, adeguatamente coperti, si pensa anzitutto a darle. Il Genoa rischia qualcosa su due azioni, in una delle quali Toure si liberava spingendo Tomovic, e poi esce bene. Il gol arriva già al 14’ grazie ad un bel lancio di Zapater (6,5, fatica un po’ a conciliare le due fasi quando il Lille spinge in blocco) all’indirizzo di Palacio, che controlla e conclude benissimo in rete. Palacio si carica, interagendo a dovere con Crespo (voto 7, un gol da “genoano”, tanto movimento e buone occasioni) e gli schemi offensivi. Palladino (voto 7 pur senza gol, ma con un prezioso assist) sul fronte opposto dialoga bene con Modesto, garantendo un’ottima copertura degli esterni.  Indietro Biava (7,5, gara d’autorità) non sbava e non vi è dubbio che con lui a fianco renda meglio anche Moretti (6,5, finalmente di nuovo più disinvolto palla a terra), al quale Bocchetti (voto 7- perché forse sulla posizione di Frau una qualche responsabilità l’ha anche lui) si collega con precisione e tempismo tali da non concedere grandi spazi al Lille, che si fa vivo con un paio di soluzioni dalla distanza. Un Lille costretto a passare più centralmente dove, quando il Genoa si allarga per chiudere gli esterni, Zapater” va in lieve affanno, non potendo trasformarsi in “tiramolla”. Il Genoa c’è, non è ancora quel Genoa nella fluidità del gioco, ma si trova e con Crespo nella ripresa coglierà anche il raddoppio. Un raddoppio di forza, nel quale Crespo risolve una mischia con un “colpo doppio” (il primo termina sul palo) sulla sbucciata di Moretti. E’ il 57’, ovvero il 12’ della ripresa e la conferma che la squadra c’è viene da un Gasperini che attenderà poco più di mezzora per la prima sostituzione. Avesse atteso qualcosa in più… (ancoraa? Può dire qualcuno), ma chi può dirlo con la stanchezza sulle gambe. Dentro Papastathopoulos e fuori Modesto (33’ effettivamente un po’ stanco, ma ancora carico), perché il Lille sta uscendo fuori di forza con gli inserimenti di Gerbinho, Cabaye e   Frau. Tant’è che proprio tre minuti prima Scarpi (voto 6,5 a causa della saponetta), interviene su una gran botta di Cabaye e poi capitola sulla “testata” di Frau. Abilità avversaria, supportata da qualche posizionamento non proprio perfetto, che il cambio sulle prime non risolve, tant’è che entra anche Sculli (voto7,5 si chiamerà pur Beppe, ma se tutto finirà bene ribattezzatelo pure Salvatore) per Crespo e in piena fase di assestamento il Genoa becca il pari su un taglio da sinistra a destra. Anche in questo caso l’abilità del Lille c’è eccome, ma la disattenzione rossoblu anche. Sculli trascina, Palladino si riaccende e poi rispunta anche l’eroe di coppa, quel Lucho Figueroa grazie al quale in gran parte siamo nel gironcino e che anche questa volta ci mette lo zampino. Eeh sì, perché l’azione del gol si è prodotta grazie ad una palla che Figueroa (voto 6 in pochi minuti, ha rilevato Palacio) ha tagliato provvidenzialmente e tecnicamente bene verso l’alto in diagonale e dalla quale è scaturito l’angolo vincente. Quell’angolo dal quale si è prodotto il forcing finale, che ha permesso a Palladino di illuminare Sculli per la botta vincente. Quella botta vincente dell’ultimo minuto che il grande Bagnoli aveva ribattezzato “gol da dietro”. Quel Lucho Figueroa un po’ troppo dimenticato,quasi fosse un brutto anatroccolo, che in qualche modo ripropone un “pato” in maglia rossoblu proprio come quel Genoa europeo. Il ripescato ancora una volta ha risposto alla chiamata, perché senza di lui quella palla non sarebbe passata con tanta precisione tecnico-tattica. Guardare aiuta, quel tipo di palle le faceva Milito, le può fare e le fa Crespo, attendendo l’inserimento in pieno di Floccari affinché non debba esserci più alcun dimenticato, alcun ripescato, ma un regolare e sereno avvicendamento tra tre attaccanti di una forza potenziale rassicurante per tutti. Milito è stato protagonista anche perché non ha cercato di esserlo ad ogni costo, stesso discorso per Sculli e Palladino (che solo loro sanno quanto hanno faticato prima di inserirsi a dovere) e a ruota tutti gli altri consacrati. Il Genoa di Gasperini è così, prendere o lasciare. Quanto a Figueroa, ricordiamoci che prima dell’avvento di Gasperini anche Rossi era stato messo frettolosamente da parte e quando è tornato eccolo davanti a tutti. Ci pensi Figueroa, talvolta rischiasse di farsi prendere dallo sconforto, ci pensi il presidente talvolta pensasse di liberarsene troppo in fretta. Lucho merita attenzione, perché se esplode può essere una garanzia per il Genoa ed il suo portafoglio. Già, perché anche non lo si riuscisse a vendere a peso d’oro garantirebbe una spesa in meno per restare competitivi ad alti livelli. Presidente, un altro Rossi attaccante non ci metterebbe la firma per averlo? Costruiamolo attorno a Figueroa, basta solo un po’ più di attenzione, anche se il ragazzo deve crescere un pò di personalità. Infine qualche parola per il Lille, le merita. Qualcuno l’aveva messa sulla carta persino dietro allo Slavia e invece è una gran bella squadra: compatta, fraseggio rapido, precisa copertura del campo  e soprattutto buona proprietà di palleggio. Insomma, come il miglior Genoa, quel Genoa che sta latitando un po’ proprio in quella che era la sua caratteristica principale: la proprietà di palleggio. Una caratteristica sulla quale poco ha influito Motta, nulla può entrarci Milito e forse un po’ di più in fase di alleggerimento contribuiva Ferrari. Tempo al tempo, Moretti troverà l’adeguata sicurezza palla al piede e con i rientri di Juric e Criscito i nuovi avranno più tempo per inserirsi al meglio sotto questo importantissimo aspetto, che permetteva di non subire tanti gol e contribuiva a farne anche in condizioni difficili. Proprio come il Lille, che in pochi minuti ti ha raddrizzatola gara in pochi minuti per qualche minuto.

 

Andrea Boldrini

 




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