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L'APPESO - Il Genoa pareggia a Praga e resta appeso ad un solo risultato. Scarpi e Romanov firmano il risultato a reti bianche

di Andrea Boldrini (04/12/2009 - 16:24) |



 

 

 

 

Scarpi in presa bassa e il collega Romanov portentoso su Crespo, protagonisti dello 0-0.

L’appeso, già perché il pareggio di Praga mantiene il Genoa appeso ad un filo sottilissimo per la qualificazione Europea. Un pari a reti bianche, che conferma carenze a centrocampo nei panni di regia: l’esperienza e l’accresciuta qualità di Juric (voto 7) permettono al Genoa di mantenere un certo ordine in mezzo al campo, ma quando lascerà spazio a Criscito (voto 6,5 per l’impegno) nel reparto centrale è notte fonda. Se poi aggiungiamo che al tempo stesso (nel vero senso della parola, 7’ del secondo tempo) Crespo (voto 6,5, l’unica occasione vera e pericolosa è la sua) cede spazio a Sculli (Voto 6,5) il quadro si amplia, perché di lì a poco Floccari (voto 6+, un “velenoso” colpo di testa) finirà la benzina. La logica del momento avrebbe forse imposto più facilmente l’uscita di Floccari, ma soprattutto che le sostituzioni fossero distanziate di qualche minuto (personalmente sono un nemico delle sostituzioni in coppia, purchè non sia un’emergenza).  Distanziate di qualche minuto per spezzare il ritmo alla crescita irruente dello Slavia e permettere al nuovo entrato d’inserirsi, quindi anche per ragionare meglio. Sostituzioni sbagliate? Non proprio, se si pensa agli innumerevoli fattori in gioco, compresa la prossima gara contro il Parma. Juric si è rivelato prezioso, confermando che allo stato attuale Zapater (voto 6) ha bisogno di un uomo d’ordine al fianco per esprimersi al meglio perché in qualità di supporto alla manovra emerge, ma è ancora carente d’impostazione autentica (si farà certamente con il tempo, a patto che resti con noi a fine stagione), quindi far forzare troppo il croato (giusto? O giù di lì) poteva essere un rischio. Discorso analogo per Crespo, ma soprattutto necessità chiara per Floccari: poteva esser prevedibile un suo calo dopo un’ora e nel primo tempo si è comportato molto bene avviando anche l’azione per la palla magica di Crespo neutralizzata da Romanov, ma al tempo stesso ha anche la necessità di farsi i novanta minuti nelle gambe. Attorno al 20’ della ripresa l’ex atalantino mostra di essere chiaramente in “riserva”, ma palle ne arrivano anche pochine. Piuttosto la “riserva” di carburante si fa sentire sotto il profilo di non riuscire a far salire la squadra, permettendo allo Slavia un punto d’appoggio in più sulle ripartenze molto efficaci. Mesto (voto 6,5, gara di sacrificio) sulle prime si pone bene, quindi è costretto a sacrificarsi  visto il disagio difensivo di Tomovic (voto 6-, sbaglia ancora troppi appoggi) a destra e poi ancora a sinistra quando entrerà Sculli. Tiene bene la difesa con Biava e Papastathopoulos (6/7), mentre stenta Bocchetti (6-, un paio d’interventi puliti in mezzo ad una gara non sempre attenta sul piano del ritmo e dell’intensità).  Mesto lascerà il posto a Palladino (voto 6), che ci mette un po’ troppo a scaldarsi e complice un pizzico di stanchezza di Modesto (voto 6,5, bene nel primo tempo), scopre un po’ troppo la corsia rossoblu. Finisce zero a zero grazie ad Alessio Scarpi, che in tre occasioni nega il gol allo Slavia, salvando autenticamente il risultato. Qualcuno dirà che ha fatto il suo dovere, io dico in pieno e perciò voto 8. La trasferta di Praga la si può definire una pausa di riflessione utile ad inserire meglio alcuni, a far trovare il ritmo ad altri e nella quale una vittoria avrebbe cambiato poco la fisionomia della qualificazione. Già perché il Lille ha mostrato anche contro il Valencia di essere un osso duro (negli ultimi cinque minuti ha segnato un gol, sfiorandone altri due) e difficilmente potrà fare un passo falso contro lo Slavia, considerando il campo amico (mi pare). La gara contro il Valencia, anche a vittoria ottenuta contro lo Slavia, sarebbe stata probabilmente comunque una gara da vincere. Uno Slavia che ha mostrato di sprecare molto, ma anche di veder meglio la porta rispetto all’avvio del gironcino realizzando due gol annullati: il primo in fuorigioco con una gamba  piena e forse anche toccato successivamente (improbabile) sullo scatto del realizatore, il secondo invece più generoso perché quel fallo sul portiere molti non lo avrebbero fischiato, soprattutto all’ultimo minuto di gioco in casa della squadra realizzatrice. Ora non resta che pensare a Parma, ricordando che la ricetta originale del pesto genovese prevede il pecorino e non il parmigiano. Talvolta non lo capissero….facciamogli un disegnino durante la gara >:D.

 

Andrea Boldrini.

 

 

IL GENOANETTO - Vedi 'Omar quant'è bello: Milanetto illumina, Palladino scalda, Rossi infiamma e il derby è rigorosamente solo rossoblu

di Andrea Boldrini (30/11/2009 - 00:39) |

Il “Genoanetto”, già perché questo è stato più che mai il Genoa di Gasperini fuori e di Milanetto in campo. Il più autentico regista della rinascita rossoblu, interrompe costruisce e difende con grande autorità. Questo trionfo porta anzitutto la sua firma in termini di prestazione, ancor prima che per aver sbloccato la gara su calcio di rigore dopo appena dieci minuti. Milanetto e Rossi un palmo sopra gli altri per la straordinaria fusione di generosità, rigore tattico e tecnica di fondo. Basti pensare che capitan Rossi ha realizzato un gol da autentico cannoniere, capace di bucare uno tra i portieri più in forma del torneo, quel Castellazzi capace di salvarsi con l’aiuto della traversa dal colpo di testa di Criscito, evitare una clamorosa autorete e neutralizzare un pallonetto di Milanetto che se fosse entrato avrebbe fatto invidia anche a Pirlo. Milanetto e Rossi voto 8 se fosse stata una gara come tutte le altre, ma trattandosi del derby possiamo fare anche 9 “assoluto”. Tocca assolutamente il dieci con la lode, per lo stesso principio del valore della gara,  il mister Gian Piero Gasperini: sfrutta la velocità offensiva come arma principale, anzi la mobilità sarebbe più corretto dire, perché anche Crespo avrebbe garantito velocità, ma soltanto Palacio insieme a Palladino e Sculli avrebbe garantito quella rapidità di movimento capace di stordire una difesa come quella blucerchiata. Il tridente viaggia sul 7 pieno, che per il derby diventa 8 con l’aggiunta di un segno più alla crescita progressiva di Palladino. Molto positivo il rientro di Juric, che ha garantito maggior solidità ed ordine al reparto centrale: voto 6,5 pieno, quindi 7/8. Discorso analogo per Criscito, sulle prime un po’ troppo titubante, ma esploso fortemente nel corso della ripresa tanto in termini di spinta quanto nella copertura a tratti anche centrale. Anzi a ripensarci bene 7-, quindi 8-. Moretti si ripropone autoritario e preciso come nelle prime gare voto 6/7, quindi 7/8 proprio come Bocchetti che stenta ancora un pochino a ritrovare la forma migliore. Discorso a parte per Biava, perché finchè è stato in campo e fino a quel fallo assurdo a trecentosessanta gradi sarebbe stato da 8 pieno, ma è difficile decifrare l’episodio del secondo giallo. Cassano lo salta, lui sta cadendo e con un braccio (il destro mi pare) fa leva sul terreno per restare in piedi e con l’altro (il sinistro, o forse viceversa poco cambia) si appoggia ancora al terreno toccando più o meno volontariamente il pallone ed impedendo a Cassano di riprenderlo. Quel più o meno fa la differenza anche nel voto, benché non mi senta di portarlo sotto un 6- definitivo (derby non derby). Un episodio curioso che, per la dinamica complessiva, ci riporta al calcio da giardinetti come vedremo di seguito. C’è poi il portiere Amelia poco impegnato, ma decisamente autoritario e sicuro nelle uscite alte, protagonista di movimenti precisi in linea con lo schieramento difensivo: voto 7 e quindi 8, ma c’è un ma perché… ha compiuto un gesto di…………………………………………………………………………………Grandissima Statura: quella mano con il tre alzato al cielo ed un sorriso smagliante (azz ho mancato la foto di un soffio, questa volta ero deconcentrato io) merita un 9 per una new entry al suo primo derby rossoblucerchiato, anzi rossoblu perché il cerchiato è parso piuttosto un “accerchiato”. Ci sono i nuovi entrati della gara, tra i quali Papastathopoulos che ha dato un contributo importantissimo sfociato con il rigore, quindi voto 7+ ovvero 8+, bene Floccari 6+ perciò 7 e SV Crespo…quindi 6, perché c’è stato un momento che ha sfoderato un sorriso incredibile. Il predatore anche quando non ha molto da fare mette allegria, mica è poco. Dimenticato qualcuno? Mi pare di no, perciò a Natale presidente potrebbe produrre un gianduiotto o dolcetto rossoblu chiamato “Il Genoanetto”. Ah se lo facesse magari non dimentichi la provvigione,  sa purtroppo un pochino “tengo bisogno” anche se a molti non pare e alcuni vorrebbero ne “tenessi di più”.

 

CALCIO DA GIARDINETTI – Spiace doverlo definire così, soprattutto per uno che fondamentalmente stima moltissimo sul piano tecnico e ne comprende le caleidoscopiche sfumature caratteriali sulle quali troppo spesso si sono strumentalmente tuffati in troppi (molti dei quali oggi lo sostengono solo per fare un dispetto a Lippi chissà in favore di chi ed è la cosa che gli ha fatto più danno) un giocatore come Cassano, ma sabato sera ha perso certamente una buona occasione per ritagliarsi un ritratto positivo in chiave nazionale. Più di un intervento su di lui in realtà non era nemmeno fallo, come ad esempio quello di Criscito successivo a quello di Bocchetti sotto gli occhi del guardalinee entrambi: il primo è fallo laterale com’è giusto fosse, il secondo sarebbe uguale ma con la manina alzata costantemente, la caduta “in tasca” ed il piagnisteo sempre pronto è riuscito ad ottenere un fallo. Mano alzata e lamento costante sono elemento tipico del “calcio da giardinetti”, bello per tornare un po’ bambini (a me non piaceva molto in realtà e mi divertivo di più a saltare l’uomo se ci riuscivo), ma poco idoneo ai professionisti e soprattutto ad un derby. Il culmine è stato raggiunto proprio sulla seconda ammonizione di Biava quando, dopo essersi già rivolto alla sua panchina in un’azione precedente dicendo non mi fanno/lasciano giocare, sul tocco galeotto di Biava con Rosetti a due passi alza subito la manina agitata gridando verso l’arbitro qualcosa, probabilmente la tipica frase è fallo. Ecco queste sono le cose ritengo non piacciano a Lippi, non piacciono agli avversari e alla lunga possono stancare anche i compagni: primo perché se l’arbitro avesse ritenuto involontario quel fallo come un altro non sei in grado di recuperare la palla con l’abilità che ti appartiene e poi perché questo proprio non è stile, altro che l’orecchio di Palladino. In definitiva passi per la “caduta libera” ormai legalizzata (anzi sarebbe meglio dire liberalizzata) troppo dal calcio globale ed italiano in particolare (ragion per la quale le italiane stentano maggiormente in Europa di fronte ad arbitraggi più attenti ai dettagli e svincolati da “gerarchie di palazzo”), ma non per la lamentela continua e quella manina sempre alzata con il freno a mano (è proprio il caso di definirlo così) sulle gambe. Cassano se ti riguardi le partite di Roma, la lupa giallorosa nella quale hai forse dato il meglio di te stesso (a tal punto da farti incrociare più di un’invidia attorno, al di là delle Cassanate, e volare verso Madrid), ti accorgerai che subivi meno falli perché pensavi anzitutto a saltare sempre l’uomo e non a cercare il fallo. Non ti preoccupavi dell’avversario, ma era lui a doversi preoccupare di te, costretto spesso al fallo per fermare autentiche mirabilie. E’ quello che fanno il nostro Palladino, Sculli, Palacio (benché la caduta libera sia stata importata più facilmente dalla leggerezza del calcio sudamericano) e che sei ancora in grado di fare anche tu. Un derby è bello anche perché è un po’ più maschio di una partita qualunque perciò… “famo a capisse”. Io non ci guadagno niente, tu forse sì e il prossimo derby certamente. Basta che non mi fai perdere eeh.

 

IL DERBY PIU’ BELLO rigorosamente rossoblu – Il derby più bello che io ricordi insieme, poco più/poco meno, a quello contraddistinto dalla punizione di Branco: l’Europa rossoblu fa bene al Derby. Un derby rigorosamente solo rossoblu, perché firmato da due rigori ed una prestazione imponentissima del Genoa e della sua tifoseria. Un’onda rossoblu che si è abbattuta sulla Sampdoria con la forza di uno Tsunami. Un derby che ha riproposto la straordinaria “rotazione gasperiniana”, forse un po’ meno roteante ma ugualmente straordinaria per intensità di gioco e risultato finale.

 

CENTO DI QUESTI DERBY – Omar Milanetto oggi compie trentaquattro anni, mi sembra il minimo “regalargli” un Cento di questi Derby.

 

Andrea Boldrini

 




ARIA DI DERBY - Il "piccolo tecnico" dice Criscito al centro. I miei undici rossoblu per la stracittadina. E i vostri?

di Andrea Boldrini (26/11/2009 - 15:27) |


L’aria di derby ci trasforma più che mai un po’ tutti in allenatori, diesse e soprattutto

giocatori. Ognuno di noi gioca il proprio personalissimo derby nella sua play station, nelle sale scommesse e soprattutto nei suoi pensieri, perciò siccome il calcio dev’essere anzitutto un gioco per tutti oggi ho deciso di giocare al “piccolo tecnico”. Presenterò un mio ipotetico undici ideale anzitutto con il principio del gioco, perché in ogni caso nessuno meglio di Gasperini può saper qual è la formazione migliore da mettere in campo. Quindi Amelia tra i pali, difesa a tre con Criscito centrale “accerchiato” a destra da Biava e a sinistra da Moretti, centrocampo a quattro con Rossi a destra, Milanetto e Juric al centro e Modesto a sinistra, attacco centralmente affidato a Crespo con Sculli e Palladino sugli esterni. Nulla di particolarmente stravolgente, condizione fisiche di tutti a parte. L’unica stranezza è forse Criscito in posizione di centrale difensivo, anzi centrale un pelino avanzato rispetto ai suoi esterni, perché è forse quello più capace nel gioco d’anticipo palla al piede come nell’accompagnare l’azione verso la regia con una difesa ovviamente molto alta. Sostituzioni pronte sulla carta Bocchetti per Modesto, Palacio per uno qualunque degli attaccanti e poi Zapater per Rossi/Juric o Floccari per uno degli attaccanti rimasti in campo. Dipende dalle reali necessità, se rinforzare il centrocampo (aspetto dimenticato a Livorno causa anche mancanza materia prima) o forzare l’attacco. Purtroppo Floccari, pur in fase di assestamento fisico, non appare ancora nella miglior condizione atletica e tattica, altrimenti la sua fisicità e prontezza di battuta standard contro un avversario come la Sampdoria potrebbero risultare l’arma di partenza più indicata. Inoltre c’è da aggiungere che Del Neri lo conosce piuttosto bene, perciò non essendo in perfette condizioni rischierebbe di risultare un boomerang. Ma se dagli allenamenti risultasse in buone condizioni, soprattutto d’inserimento negli schemi, allora potrebbe esser nell’undici di partenza con Crespo o Figueroa (perché c’è anche lui) pronti a rilevarlo a gara in corso.

 

                       Andrea Boldrini

 

CHE CONFUSIONE - Cercasi "aiuto regista"...anche in casa.

di Andrea Boldrini (23/11/2009 - 23:00) |

Aiuto regista cercasi…magari anche in casa. Ehh  già, perché il Genoa in casa ha un certo Raggio Garibaldi che si è distinto molto bene con la nazionale di categoria, ma nell’occasione lo si è dimenticato. Forse non sarebbe cambiato molto, ma una gara come quella contro il Livorno poteva esser certamente la partita ideale per rischiare un giovane promettente con spiccate caratteristiche d’iniziativa, non potendo contare nemmeno su Juric. La giornata storta del mister, perché anzitutto di questo si tratta, potremmo farla cominciare fin dalla scelta di non portare nemmeno in panchina il giovane centrocampista del vivaio, ma certamente si sviluppa durante i novanta minuti di gioco. Un tempo nel quale il Genoa non riesce ad ingranare e le scelte non appaiono molto lucide, soprattutto quando dopo l’uno a zero di Lucarelli si opta per la sostituzione di Modesto (SV) piuttosto che per quella di Zapater (4/5, disastroso). Lo spagnolo non riesce proprio a combinare il gioco di rottura con il rilancio, appare spaesato e quando rompe tiene palla quel tanto che basta per farsela soffiare immediatamente. L’iniziativa è salda nelle mani del Livorno, trascinato da un Candreva che sull’onda dell’entusiasmo azzurro vuol stupire ancora sotto gli occhi di Lippi. Zapater sembra il classico “fantasma dell’opera”, ma sarà Modesto a ceder spazio a Sculli. Mah? Mesto (voto 6,5) arretra, Palacio (voto 6) si accentra un po’ ed al 29’ riescono a combinare con Crespo (voto 6) che punta ad allargarsi, ma la botta di Palacio termina fuori di un soffio “soffocata” dall’intrervento di Migliaccio. E’ una fase nella quale il Genoa sembra trovare un briciolo di geometria, ma il Livorno passa ancora troppo facilmente perché anche Rossi (voto 5/6) non è in gran giornata. In realtà la squadra soffre l’assenza di un cervello autentico, finendo  presto con lo spaccarsi nettamente in due, senza riuscir nemmeno a sfruttare le individualità quando Palacio conclude troppo debolmente su De Lucia e Sculli (5/6) compie una bella rovesciata “annullata” da un fallo che in realtà parrebbe più del difensore (non si deve abbassare la testa andando incontro al piede). Si è già rinunciato a Modesto lasciando Zapater in campo, ora forse la soluzione migliore potrebbe esser quella di sfruttare le capacità propositive di Palacio, arretrandolo circondato da una valida interdizione e cosa accade? Entra Palladino (voto 6,5 vivacizza) ed esce…Palacio. Vabbè non è che si voglia fare il tecnico al posto degli altri, infatti prima Gasper prova a proporre Rossi in mezzo e poi opta per Mesto. Qui il Genoa sembra trovare nuovamente un po’ di lucidità perché Mesto può adattarsi meglio a prendere per mano la squadra, Palladino riesce a scoccare un bel tiro, ma De Lucia non è l’ultimo arrivato. Criscito (voto 6 per il gol) smette di fare l’altalena tra difesa e centrocampo senza fare reparto in alcuno dei due, prendendo posizione ed iniziativa a tal punto da sganciarsi e cogliere il pari su un’azione proposta da Mesto, proseguita da un’ottima giocata di Palladino, un “velo” di Sculli a favore del suo inserimento vincente: botta secca in rete. Pareggio, il Livorno appare stanco, ma il Genoa non è in grado di dare il colpo del KO. C’è ancora confusione, spazio a Floccari (voto 6, sembra pian piano trovare la condizione fisica) per Crespo e Zapater ancora in campo. Cosmi rinfresca la squadra, il Genoa in mezzo frana del tutto, la difesa soffre con Bocchetti (voto 5,5) sempre più in affanno, Moretti (voto 6-) si difende bene, ma non riesce ad accompagnare l’azione da dietro, soprattutto senza un riferimento preciso, discorso analogo per Biava (voto 6). Il Livorno si rialza, lotta fino all’ultimo e buca la difesa genoana nel modo più classico per questa stagione. Taglio da una parte all’altra, in tre vanno su Lucarelli lasciando libero Pulzetti, che colpisce bene e manda al tappeto Amelia (voto 5/6) ed il Genoa. Solito errore: l’angolo scoperto, sul quale anche Amelia ha qualche responsabilità: il portiere salva il risultato su Diniz, ma non si può deconcentrare proprio all’ultimo istante, non chiudendo bene il palo come avrebbe dovuto. Anche perché Lucarelli era circondato da tre uomini, quindi a quel punto non restava che chiudere l’angolo: se chi colpisce è capace di tagliar bene in diagonale è quasi certamente gol pur potendo tentare il tuffo, ma se colpisce sul primo palo difficilmente passa. In sintesi: Gasperini sbaglia le sostituzioni, tutte e tre a mio modo di vedere, perché Crespo aveva appena contribuito ad un’azione pericolosa con Sculli prima di uscire e Zapater non meritava di restare in campo. Gli interpreti hanno balbettato in qualche caso troppo, ma soprattutto entrambi hanno dimenticato il più vecchio e classico adagio del calcio: palla lunga e pedalare. Già, perché quando non c’è un cervello e non lo si riesce ad inventare, l’unica soluzione è quella per sfruttare al massimo le individualità. Viste le sostituzioni effettuate, per quanto poco estetico il sistema di gioco non avrebbe potuto esser che quello. Un po’ come a Bergamo, quando con una sorta di catenaccio ben organizzato si è fatto di necessità virtù, ecco…anche domenica si sarebbe dovuto fare di necessità virtù.

 

Andrea Boldrini

 

 

 

 

Il solito angolo scoperto,Pulzetti castiga il Genoa


HERNAN CRESPO, IL PREDATORE - 304 reti all'attivo, secondo insieme a Maradona nella classifica cannonieri della Nazionale Argentina.

di Andrea Boldrini (14/11/2009 - 21:48) |

Hernan Jorge Crespo, autentico predatore, riguarda le sue reti in maglia rossoblu.

E’ un vero predatore, basti pensare che nella sua carriera fino ad ora ha realizzato ben 304 reti (cinque delle quali con il Genoa) ed è secondo in classifica con 35 reti (insieme a Maradona) nella classifica dei cannonieri della Nazionale Argentina.  Quella Nazionale che, nonostante i suoi 34 anni, vuole ancora per collezionare il suo quarto mondiale di fila. Quell ‘Argentina diretta da Diego Armando Maradona, che oltre ad avere ampia scelta chissà se rischierebbe il superamento nella classifica dei bomber argentini di tutti i tempi, rischiando un declassamento dall’argento in comune ad un bronzo. Quell’argento che Hernan Crespo conquistò alle Olimpiadi di Atlanta con la maglia biancoceleste nazionale, risultando capocannoniere della manifestazione (insieme al brasiliano Bebeto) con 6 reti realizzate. Predatore e uomo goal, difficilmente riuscirà a raggiungere “l’oro nazionale” dei bomber detenuto da Gabriel Batistuta con 56 reti, certo è che nel Genoa si sta riaffermando in quella platea che da qualche anno lo aveva un po’ dimenticato. Non tutta colpa delle scelte, perché la sua carriera ad un certo punto è stata costellata da qualche infortunio di troppo. La certezza è che dov’è stato ha vinto qualcosa e si è affermato sempre: dal River Plate al Parma, alla Lazio, all’Inter, al Chealsea, al Milan e poi ancora all’Inter dove si è riproposto subito come cannoniere di squadra. I primi infortuni giungono nella stagione biancoceleste laziale ‘01/’02 conclusa comunque con 13 reti, dopo la straordinaria affermazione della precedente con 26 goals. Le sue reti sono risultate spesso pesanti, proprio come quella contro il Napoli e soprattutto la recente doppietta contro il Siena con la maglia del Genoa. Anche qui ha voglia di stupire e vincere qualcosa, all’interno di un reparto ben assortito nel quale è affiancato da Floccari e il connazionale Figueroa in qualità di attaccante centrale. L’entusiasmo è la sua forza naturale, quell’entusiasmo che nel periodo parmense lo ha visto impegnarsi con scarsi risultati per qualche minuto anche nel ruolo di portiere in Coppa Italia nella gara Udinese-Parma terminata 3-2 per i friulani grazie al gol realizzato al 92’ proprio con lui in porta al posto dell’espulso Guardalben. Soprannominato “valdanito” per la somiglianza con l’attaccante argentino Jorge Valdano, per noi  è decisamente “Il Predatore”. Termine decisamente idoneo per un giocatore che nella sua carriera ha collezionato numerosi Trofei e realizzato così tanti gol da autentico bomber di razza. Un bomber con doppia cittadinanza in virtù delle sue lontane origini piemontesi, che qualche hanno fa al suo rientro in nerazzurro gli sono valse la cittadninaza italiana. Ma lui dentro, e nei piedi, è decisamente argentino. Ora deve solo diventare un autentico cuore rossoblu...e c'è già molto vicino.  Per chi volesse cercare informazioni su di lui la rete offre un sito personale denominato “hernancrespo.com” ed un indirizzo dove si possono ammirare molte delle sue reti (goalvideoz.com/player/hernan-crespo), oltre al portale ben noto wikipedia.

 

Andrea Boldrini

 




UN ALTRO COLPO DI RENI – Floccari mette al sicuro il risultato al 90. Il Genoa gioca a rischiatutto, ma regge l’urto di Coppa: 4-2 al Siena.

di Andrea Boldrini (09/11/2009 - 21:49) |


Gasperini, Palacio e Scarpi: sguardi eloquenti di una gara "multiforme"

Un altro colpo di reni, la fiondata di Floccari al 90’. Un’altra vittoria completata nella “zona grifo”, un’altra gara all’ultimo respiro, un’altra prova complessivamente confortante all’interno di un’altra giornata da autentico “rischiatutto”. Il Genoa passa subito, raddoppia troppo presto e si mette al sicuro in fretta e furia, realizzando tre gol in trentaquattro minuti. Al sicuro? Già, parrebbe fatta contro un Siena incapace di reagire, eppure la ripresa è tutta un’altra storia. Visto il risultato finale sarebbe più giusto parlare di bluff azzardato, ma il “rischiatutto” in realtà è sempre un po’ stata una componente nel dna del Genoa gasperiniano. Vuoi perché non si ferma mai o perché si ferma troppo, proprio com’è accaduto contro il Siena.  Una gara nella quale il primo a rinverdire la versione calcistica del gioco del mitico Mike Buongiorno è stato Alessio Scarpi, con due uscite non proprio ben controllate sulle quali riesce comunque a salvarsi. E’ un Genoa già in vantaggio, grazie al fulmineo gol di Crespo al primo minuto. Crespo (voto 7) un vero predatore, posizionato quasi sempre al posto giusto, che alla prima azione approfitta di una palla di Palacio ribattuta dal palo. Azione proposta da Milanetto (voto 8, illuminante, addirittura incandescente) che propone un lancio profondo e verticale  sul quale Mesto (voto 7-) incrocia a dovere, lavorando bene una palla rimessa in mezzo per Palacio (voto 7). Un Palacio sempre più integrato nei meccanismi offensivi, che al 18’ difende e controlla una palla a centrocampo, avanza e scocca una botta secca non trattenuta da Curci sulla quale si avventa ancora Crespo. Il Genoa prova ad alleggerire sempre più, ma si vede subito che pur non essendo in forma non si può trascurare troppo il Siena. Jajalo approfitterà, infatti, di uno sbandamento difensivo sulla respinta di Scarpi, ma trova Mesto sulla linea di porta pronto a salvare. E’ il 28 ed passata una manciata di minuti da una palla clamorosamente alta di Crespo, perciò il Genoa ricomincia a giocare ed emerge Palladino (voto 7, un altro gol): azione corale con Crespo e Modesto (voto 6,5), gran botta e spettacolare respinta di Curci. Palladino si presenta così a Curci, ma non può bastare: Mesto taglia internamente, allarga su Palacio, che accentra basso su Palladino che confeziona un piatto vincente ed è tre a zero . Trentaquattro minuti ed è tre a zero, ma non è tutto perché Milanetto è in gran forma ed al 44’ ruba palla sulla trequarti, avanza e scocca un tiro parato da Curci. Il meritato riposo giunge, ma qualcuno sembra averlo scambiato per una pennichella di fronte ad un avversario che negli spogliatoti sembra aver trovato la sveglia smarrita forse in albergo. Globalmente il Siena non è gran cosa, ma individualmente non lo si può sottovalutare troppo eppure, sarà per quel triangolo Palladino-MIlanetto.-Crespo sfumato di un soffio dopo appena due minuti dal rientro, il Genoa si spegne. Anzi fa le “prove di gestione della gara”, ma dopo qualche minuto non vanno troppo bene. Rossi (7-), Mesto e Modesto cominciano a risentire un po’ di stanchezza, Criscito (Voto 6) non forza troppo (forse per timore o per scarsa condizione fisica), Moretti (voto 6,5) ed Esposito (voto 6-) calano di concentrazione. La fase difensiva cala gradualmente sulla crescita senese, quella offensiva perde Palladino per Papastathopoulos (voto 6) dopo appena cinque minuti di ripresa. Ghezzal prova la botta dalla media distanza fuori (19’), poi Vergassola ricorda a Scarpi che non può distrarsi troppo nemmeno lui: ottima la risposta del portiere rossoblu (21’). Gli inserimenti di Reginaldo e Paolucci stanno cambiando passo al Siena, quindi Milanetto rilancia con Palacio e Sculli (voto 6, subentrato a Crespo dopo 18 minuti non copre e non riesce ad alzare la squadra) verso un Mesto che si fa anticipare di un soffio (30’).  Il Siena sale, spazio anche a Floccari (voto 6, un bel gol in pochi minuti, subentrato a Palacio al 34’), ma si vede anzitutto Paolucci: grande giocata del senese, che passa tra Rossi e Papastathopoulos ed infila in diagonale Scarpi. In qualche occasione il portiere ha dimenticato i “guanti da pioggia”, ma battuta a parte il diagonale di Paolucci non era certo facile in tutta la sua composizione. Scarpi (voto 6-) la “paperotta” vera la fa due minuti dopo, quando una sua uscita a vuoto frutta un corner al Siena sugli sviluppi del quale Maccarone scaglia una botta imprendibile che riapre improvvisamente la gara. Siena carico e Genoa spento, ma qui esce il vero Genoa che si propone in uno straordinario “colpo di reni” che produrrà la botta finale di Floccari. Rossi e Sculli dialogano a destra, palla accentrata su Milanetto, attesa per il rientro di Floccari dal fuorigioco e palla filtrante per il nuovo entrato che nello spazio largo esalta ancora le sue doti di finalizzazione: virata e botta in rete a fil di palo. IL Genoa è al sicuro, la posizione di Floccari era ancora millimetricamente in fuorigioco (le riprese mostrano metà scarpa, più o meno, oltre l’ultimo uomo senese), ma quel che conta è il “colpo di reni” della squadra. Ancora una volta la capacità di rialzarsi dopo un secco e terribile uno-due nel finale, ancora una volta lucida e micidiale. Floccari conferma le sue doti realizzative già viste su spazi larghi, ma tempo al tempo è auspicabile le mostri anche negli spazi stretti. E’ lì che si vede il vero bomber, è in questi aspetti che ci vuole una buona condizione, quella condizione che dieci minuti una volta, venti un’altra e mezzora/quarantacinque un’altra ancora troverà certamente. L’importante qui è non avere fretta, perché la fretta è nemica della precisione. Bene Floccari è tanto di guadagnato, ma non dimentichiamo Figueroa: ha qualità grandiose e deve solo crescere sulla personalità (quante ne ha passate in questi anni), ritrovando confidenza con quegli schemi che aveva cominciato ad assimilare. Nessuno esclude nessuno, quando permette all’altro di gioire perché nella gioia si è sempre tutti insieme. Purchè non gli rubi lo stipendio, ma questo è un problema raro nel mondo del calcio almeno fino a fine stagione. Anche per questo, in momenti di crisi, una panchina può esser una cosa bella da vivere nella gioia comune.

 

                             Andrea Boldrini

 

 

 

 

 


IL GENOA RISCOPRE LA ZONA GRIFO – L’EuroBeppe risolve al 92’,il Genoa resta in scia.Che bel Lille.

di Andrea Boldrini (06/11/2009 - 23:20) |

Palacio, Crespo e Sculli nel'occasione del gol

Rispunta la “zona grifo”, che non è il modulo del Genoa, piuttosto è quella caratteristica importante che aveva contraddistinto l’ascesa del Genoa fin dal “gennaio di Borriello” al settembre di Milito. La zona grifo, ovvero quel calcistico “fuso orario” inserito “geograficamente” negli ultimi dieci minuti di “territorio” recupero compreso. Il Genoa dei miracoli, quello che ha sfiorato prima l’Uefa e poi la Champions conquistando l’Europa League, si era contraddistinto anche per quel carattere particolare accompagnato al gioco. La gara contro il Lille ha fatto riemergere proprio il “carattere vincente”, quella convinzione smarrita da troppo tempo, che stava cedendo il passo anche ad una pericolosa involuzione di gioco, minimamente interrotta a Cagliari, parzialmente ricomposta con la Fiorentina , riequilibrata contro il Palermo e scoccata definitivamente contro il Lille. Europa a parte, la gara contro il Lille resta tra quelle da ricordare proprio per la capacità di rialzarsi in pochi minuti. L’episodio è stato favorevole, ma anche avesse colpito il palo o fosse finita tra le braccia del portiere il segnale resterebbe. Un segnale importante al quale hanno partecipato tutti, perché le note liete arrivano persino da Tomovic (voto 6, ritarda su Gerbinho e poi si frappone male) e Modesto (voto 6,5, finalmente attacca di nuovo gli spazi e si propone con lucidità, peccato sia stato un po’ troppo staccato da Frau permettendogli di preparare quella maledetta palla insaponata per Scarpi) che apparivano un po’ troppo indietro.  Tomovic in più di un’occasione è stato coperto da Rossi (voto 7,5, perché oltre tutto si è prodotto in un recupero palla straordinario con buon rilancio), ma al tempo stesso ha mostrato di inserirsi gradualmente negli schemi, accompagnando bene la copertura ed il supporto a Palacio (voto 7, gran gol e buone occasioni, ma senza palla in fase difensiva è ancora indietro). La chiave tattica è simile a quella di Palermo, ma l’atteggiamento differente. Questa volta, adeguatamente coperti, si pensa anzitutto a darle. Il Genoa rischia qualcosa su due azioni, in una delle quali Toure si liberava spingendo Tomovic, e poi esce bene. Il gol arriva già al 14’ grazie ad un bel lancio di Zapater (6,5, fatica un po’ a conciliare le due fasi quando il Lille spinge in blocco) all’indirizzo di Palacio, che controlla e conclude benissimo in rete. Palacio si carica, interagendo a dovere con Crespo (voto 7, un gol da “genoano”, tanto movimento e buone occasioni) e gli schemi offensivi. Palladino (voto 7 pur senza gol, ma con un prezioso assist) sul fronte opposto dialoga bene con Modesto, garantendo un’ottima copertura degli esterni.  Indietro Biava (7,5, gara d’autorità) non sbava e non vi è dubbio che con lui a fianco renda meglio anche Moretti (6,5, finalmente di nuovo più disinvolto palla a terra), al quale Bocchetti (voto 7- perché forse sulla posizione di Frau una qualche responsabilità l’ha anche lui) si collega con precisione e tempismo tali da non concedere grandi spazi al Lille, che si fa vivo con un paio di soluzioni dalla distanza. Un Lille costretto a passare più centralmente dove, quando il Genoa si allarga per chiudere gli esterni, Zapater” va in lieve affanno, non potendo trasformarsi in “tiramolla”. Il Genoa c’è, non è ancora quel Genoa nella fluidità del gioco, ma si trova e con Crespo nella ripresa coglierà anche il raddoppio. Un raddoppio di forza, nel quale Crespo risolve una mischia con un “colpo doppio” (il primo termina sul palo) sulla sbucciata di Moretti. E’ il 57’, ovvero il 12’ della ripresa e la conferma che la squadra c’è viene da un Gasperini che attenderà poco più di mezzora per la prima sostituzione. Avesse atteso qualcosa in più… (ancoraa? Può dire qualcuno), ma chi può dirlo con la stanchezza sulle gambe. Dentro Papastathopoulos e fuori Modesto (33’ effettivamente un po’ stanco, ma ancora carico), perché il Lille sta uscendo fuori di forza con gli inserimenti di Gerbinho, Cabaye e   Frau. Tant’è che proprio tre minuti prima Scarpi (voto 6,5 a causa della saponetta), interviene su una gran botta di Cabaye e poi capitola sulla “testata” di Frau. Abilità avversaria, supportata da qualche posizionamento non proprio perfetto, che il cambio sulle prime non risolve, tant’è che entra anche Sculli (voto7,5 si chiamerà pur Beppe, ma se tutto finirà bene ribattezzatelo pure Salvatore) per Crespo e in piena fase di assestamento il Genoa becca il pari su un taglio da sinistra a destra. Anche in questo caso l’abilità del Lille c’è eccome, ma la disattenzione rossoblu anche. Sculli trascina, Palladino si riaccende e poi rispunta anche l’eroe di coppa, quel Lucho Figueroa grazie al quale in gran parte siamo nel gironcino e che anche questa volta ci mette lo zampino. Eeh sì, perché l’azione del gol si è prodotta grazie ad una palla che Figueroa (voto 6 in pochi minuti, ha rilevato Palacio) ha tagliato provvidenzialmente e tecnicamente bene verso l’alto in diagonale e dalla quale è scaturito l’angolo vincente. Quell’angolo dal quale si è prodotto il forcing finale, che ha permesso a Palladino di illuminare Sculli per la botta vincente. Quella botta vincente dell’ultimo minuto che il grande Bagnoli aveva ribattezzato “gol da dietro”. Quel Lucho Figueroa un po’ troppo dimenticato,quasi fosse un brutto anatroccolo, che in qualche modo ripropone un “pato” in maglia rossoblu proprio come quel Genoa europeo. Il ripescato ancora una volta ha risposto alla chiamata, perché senza di lui quella palla non sarebbe passata con tanta precisione tecnico-tattica. Guardare aiuta, quel tipo di palle le faceva Milito, le può fare e le fa Crespo, attendendo l’inserimento in pieno di Floccari affinché non debba esserci più alcun dimenticato, alcun ripescato, ma un regolare e sereno avvicendamento tra tre attaccanti di una forza potenziale rassicurante per tutti. Milito è stato protagonista anche perché non ha cercato di esserlo ad ogni costo, stesso discorso per Sculli e Palladino (che solo loro sanno quanto hanno faticato prima di inserirsi a dovere) e a ruota tutti gli altri consacrati. Il Genoa di Gasperini è così, prendere o lasciare. Quanto a Figueroa, ricordiamoci che prima dell’avvento di Gasperini anche Rossi era stato messo frettolosamente da parte e quando è tornato eccolo davanti a tutti. Ci pensi Figueroa, talvolta rischiasse di farsi prendere dallo sconforto, ci pensi il presidente talvolta pensasse di liberarsene troppo in fretta. Lucho merita attenzione, perché se esplode può essere una garanzia per il Genoa ed il suo portafoglio. Già, perché anche non lo si riuscisse a vendere a peso d’oro garantirebbe una spesa in meno per restare competitivi ad alti livelli. Presidente, un altro Rossi attaccante non ci metterebbe la firma per averlo? Costruiamolo attorno a Figueroa, basta solo un po’ più di attenzione, anche se il ragazzo deve crescere un pò di personalità. Infine qualche parola per il Lille, le merita. Qualcuno l’aveva messa sulla carta persino dietro allo Slavia e invece è una gran bella squadra: compatta, fraseggio rapido, precisa copertura del campo  e soprattutto buona proprietà di palleggio. Insomma, come il miglior Genoa, quel Genoa che sta latitando un po’ proprio in quella che era la sua caratteristica principale: la proprietà di palleggio. Una caratteristica sulla quale poco ha influito Motta, nulla può entrarci Milito e forse un po’ di più in fase di alleggerimento contribuiva Ferrari. Tempo al tempo, Moretti troverà l’adeguata sicurezza palla al piede e con i rientri di Juric e Criscito i nuovi avranno più tempo per inserirsi al meglio sotto questo importantissimo aspetto, che permetteva di non subire tanti gol e contribuiva a farne anche in condizioni difficili. Proprio come il Lille, che in pochi minuti ti ha raddrizzatola gara in pochi minuti per qualche minuto.

 

Andrea Boldrini

 




L'UNDICESIMO COMANDAMENTO, PRIMO NON PRENDERLE - Scarpi mette la firma sul primo 0-0 stagionale. Un buon pari a Palermo.

di Andrea Boldrini (02/11/2009 - 19:31) |


 

 

 

 

 

 

Scarpi e Rossi, due esempi di grande affidabilità e serietà

Primo non prenderle, Gasperini rispolvera l’undicesimo comandamento e la squadra risponde bene. La trasferta di Palermo si conclude con un inedito 0-0, il primo della stagione, un risultato piuttosto inconsueto nella storia del “grifone gasperiniano”.  Un tema tattico molto cauto come quello già visto in occasione della trasferta bergamasca contro l’Atalanta, che in quell’occasione fruttò un casuale successo di misura. Ed è la misura, anzi il senso della misura, ovvero l’equilibrio tattico che il Genoa sta faticosamente ricercando e lentamente ritrovando. Un Genoa che fa di necessità virtù, alternando la linea da tre a quattro in funzione della fase offensiva/difensiva. Papastathopoulos (voto 6, perché si sgancia bene ma per tutto il primo tempo fatica troppo a difendere) è il motore principale di questo “accavallamento tattico”, quello che più d’ogni altro è in grado di sorprendere. Rossi (voto 7,5, invidiabile) parte più accentrato per poi allargare all’improvviso, Palladino (voto 6,5) sulle prime stenta sulla difensiva per poi riequilibrare la situazione quando si propone all’offensiva. Sulle prime si stenta, anche perché il Palermo parte in quarta sull’onda del “zero limiti” passando soprattutto sulla propria sinistra. Il Genoa deve rodare ancora bene i meccanismi, ma eccezion fatta per Moretti (5,5 troppi affanni) e Floccari (5 stenta troppo ad inserirsi) la pattuglia si conosce bene. Venti minuti di  tenue quanto intensa sofferenza, durante i quali Scarpi (voto 8, non gioca quasi mai e quando entra sfodera subito prestazioni da 7,5) si conferma un autentico valore aggiunto con due interventi decisivi. L’uscita su Miccoli un pezzo pregiato forse degno solo del miglior Buffon, Scarpi si conferma un portiere all’antica carico dei più recenti “aggiornamenti del software”. Tra i pali mostra quell’attenzione ormai rara da vedersi da almeno un decennio, perché il nuovo gioco sembra imporre priorità differenti orientate al secondo libero ed alla posizione troppo avanzata, e nelle uscite usa il corpo e le mani al pari di un difensore di qualità con i piedi nel cercar sempre l’anticipo prima del contatto e quindi intuire il movimento dell’avversario. Infine piedi e testa niente male in qualità di “libero aggiunto”. Un tributo doveroso per chi resta diligentemente in panchina da anni per questioni più che altro anagrafiche, pur godendo di qualità da serie A di buon livello. Detto di Scarpi, la squadra esce fuori attorno alla mezzora, quando anche Milanetto (7) decide di salire in cattedra e triangola con Rossi che sotto porta “una ne fa e cento ne spreca”. E’ il primo sussulto rossoblu (21’), quello che segna l’approssimarsi di un equilibrio al tempo stesso molto aperto, tra due squadre che si rispettano senza temersi troppo. Palermo e Genoa, caute quanto spigolose.  Quel triangolo concede coraggio, Mesto (voto 6,5) ci prova, Palladino si accende e colpirà al 36 ed al 42’. Nel primo caso ordinaria amministrazione, nel secondo una botta secca respinta che esalta le doti di Sirigu nell’opporsi anche all’immediata ribattuta di Rossi. C’è mancato poco e forse proprio per questo la ripresa si apre con un Palermo più chiuso, che non si concede facilmente alle ripartenze rossoblu scarsamente lucide in fase offensiva anche per la scarsa vena di Floccari. Il Palermo appare stanco, quindi più vulnerabile, ed il Genoa inconcludente, quindi dentro Crespo (6,5) al posto di Floccari e Sculli (6) per non forzare troppo Palladino. Entrambi entrano subito in partita (Sculli calerà un po’ alla distanza), contribuendo a rendere più efficace la fase offensiva. Anche perché Crespo lo vedi arretrare fino alla linea di centrocampo, non solo al massimo fino al semicerchio avversario,e…. a buon intenditor poche parole. Un Crespo che si crea subito lo spazio per colpire (20’) verso Sirigu, al quale replica Cavani nel giro di pochi minuti (24’). La gara resta equilibrata, ma si riapre anche a qualche occasione e sfuriata che premiano anche Bocchetti (6) e Modesto (6), successivamente sostituito da Palacio (SV, ma positivo) e confermano la forza di Biava (7). Le squadre si replicano colpo su colpo. Simplicio impegna Scarpi, Crespo impatta su Sirigu. Sono le due occasioni per parte più nitide, quelle che avrebbero potuto anche sbloccare il risultato di una gara che si sarebbe confermata equilibrata. Un match nel quale Miccoli avrebbe potuto meritare un rigore, ma il fallo era cominciato sul limite e quello ottiene. Ora si apre un dubbio tecnico: se l’arbitro ha fischiato in lieve ritardo (per così dire) nel tentativo di concedergli una sorta di “regola del vantaggio” e poi si cade in area proprio com’è accaduto a Miccoli, si fischia il rigore o il fallo come ha fatto Brighi. L’usanza più diffusa dice il rigore, buon senso e buona fede opterebbero per la soluzione di Brighi. Dilemma non da poco, in ogni caso grazie Brighi per tanto buon senso, tanta buona fede e…anche tanto coraggio oggi più che mai decisamente impopolari. Qualcuno penserà ragioni così perché è a favore del Genoa, ma se fosse stato al contrario…. Avrei detto esattamente le stesse cose, altrimenti perché citare l’episodio? Il perché è nella risposta costruttiva all’indirizzo della classe arbitrale, che nel bene e nel male deve veder sottolineare determinati episodi, soprattutto quanto più sono aperti ad interpretazioni diverse per cercare di averne una sempre più comune sulla quale esser tutti d’accordo. In fondo ci sarebbero stati anche due falli di mano ad uno in area di rigore a favore del Genoa, oltre ad un terzo su cross di Palacio nel quale l’arbitro è stato davvero perfetto, anzi esemplare. La palla tocca il braccio, ma lo stesso è chiuso verso la pancia e di fatto non costituisce un vero ostacolo, anche perché probabilmente avrebbe picchiato nella parte più esterna della “pancia rosanero” o sul fianco. In quest’ultimo caso la palla poteva schizzare, ma i giocatori le braccia proprio non possono tagliarsele. Un po’ come Milanetto, che ha visto un pallone impattare sul suo gomito ancora mentre il braccio volgeva verso l’interno. Due episodi comunque involontari e fuori dall’area di porta, un po’ meno lo è stato un altro su cross di Palacio o forse Papastathopoulos che avrebbe potuto anche… Ma certi rigori si danno solo alle “tre sorelle”, quanto agli altri li prendono quasi sempre solo quando possono esser utili alle “tre sorelle”. Giusto per mettere un po’ di pepe in tanta cortesia, ma più per sorridere che per recriminare.

 

Andrea Boldrini

 


BEN TORNATA VITTORIA - Il Genoa vince e scavalca la Fiorentina, ma c'è ancora molto da limare.

di Andrea Boldrini (29/10/2009 - 12:49) |

Il gol, il rischio ed il gruppo: i tre contenuti principali della gara

Bentornata vittoria, ma c’è ancora un po’ di affanno. Una sofferenza latente che si dipana lentamente nell’arco dei primi quarantacinque minuti, al termine dei quali quello straordinario gol di Palladino riaccende improvvisamente una lampadina. Per mezzora si vede un Genoa che occupa piuttosto bene il campo nella fase difensiva, ma sostanzialmente appare ancora imballato: non pressa l’avversario, stenta nelle ripartenze e soffre l’iniziativa viola in mezzo al campo. Sofferenza latente che produce un paio di sbavature sulle quali giungono quei pochi rischi nei quali Amelia si fa trovare pronto, mentre una squadra troppo lunga pian piano si accorcia, confezionando due occasioni con Sculli ed una con Palladino. Un Palladino sulle prime anch’esso un po’ confusionario, ma fortemente motivato che cresce un passo dopo l’altro correggendosi di volta in volta: confuso per eccessiva temerarietà, ma razionale. E’ così che alla sua seconda occasione sceglie l’imprevedibilità di un colpo di tacco vincente alla botta secca al volo, una soluzione ottima sulla quale Frey si era già mostrato prontissimo.  Il suo colpo di genio accende la lampada, illuminando quella parte oscura di un Genoa che nella ripresa si propone più sicuro di sé, pronto a prendere anche l’iniziativa contro una Fiorentina molto robusta in mezzo al campo e capace di ribattere colpo su colpo. Migliora la fase offensiva genoana sulle orme di un Crespo che fa reparto con qualità ed esperienza, paga qualcosina quella difensiva nella quale permane un certo affanno. Troppe palle corte rischiano di favorire l’avversario, ma c’è più attenzione nel recuperarle pur con scarsa lucidità. Quest’ultima, la scarsa lucidità, è l’angolo da smussare: quello spigolo pungente in termini di serenità, luce principale dell’intesa. Quell’intesa che sul blocco forte della scorsa stagione sembrava facile, ma nel momento stesso in cui sono emersi infortuni di giocatori come Criscito, Juric, Biava e Rossi ha cominciato a latitare un po’. Non dimentichiamo, infatti, che il Genoa si è rinnovato molto e ha perso la “spina dorsale”: Ferrari, Motta, Milito. Tre giocatori di qualità e, soprattutto, personalità rare. Crespo tra i nuovi è l’unico, peso dell’età a parte, che garantisce quella personalità trainante. Zapater e Moretti, però, hanno mostrato di emergere nel momento in cui sono “coperti” da giocatori cardine come Juric e Biava. Non a caso anche contro la Fiorentina il Genoa è cresciuto nel momento in cui Milanetto è parso gettare “il cuore oltre l’ostacolo”, perdendo pur qualcosina in termini di lucidità. Sono in molti a doversi inserire ancora bene negli schemi e nei principi del Genoa di Gasperini, dove la raccomandazione è sempre la stessa: non avere fretta. La soluzione è fare gruppo, ovvero saper gioire anche dalla panchina come dalla tribuna perché in un calcio come questo far parte di un Genoa così è certamente un prestigio. Parole non solo da tifoso, ma da osservatore di un calcio che con la crescita di questo Genoa dovrà fare i conti. Quei conti che pian piano comincia a capire anche il presidente di dover correggere, nel momento stesso in cui ci si propone ad alti livelli. Quel Genoa che solo l’istituzione calcio sembra non gradire più di tanto, perché se è pur vero che sulla direzione di Saccani non si può dire molto sotto il profilo degli episodi lo è altrettanto il fatto che la trama di fondo fosse un po’ più viola ed un po’ meno rossoblu. Un dato chiaro nella gestione complessiva della gara, dove quando il Genoa prova ad uscire di forza sull’avversario è molto spesso fallo e quando ci prova la Fiorentina si lascia proseguire. Lo sanno bene Milanetto e Crespo su tutti. Lode a Saccani per non esser caduto in alcun tranello viola, fin dai primissimi minuti, perché a chi gode di una buona vista è apparso fin troppo chiaro che non vi fosse alcun rigore. Amelia anticipa un avversario che gli frana addosso inevitabilmente (e probabilmente “incrocia” le gambe sul portiere), l’altro (Montolivo?) si getta non appena si sente pizzicato dalla punta delle dita di Bocchetti (?), che valgono meno di una zanzara nella circostanza. Jovetic lo abbiamo visto tutti, ma se proprio volessimo potremmo rilevare un lieve contatto fortutito fuori area: peccato che l’attaccante viola attenda di essere tutto solo quasi sul dischetto per lasciarsi cadere a terra, dimenticando che Modesto aveva “tirato il freno” ed era un po’ troppo lontano. Ammonzione sacrosanta, anche perché Jopvetic ha pure protestato, contrariamente a Rossi contro il Cagliari che si stava diligentemente rialzando e non ha avuto nemmeno il tempo di pensar di protestare. Ben tornata vittoria dunque, ma c’è ancora molto da limare: c’è un gruppo da costruire, ci sono giocatori che stentano ad inserirsi nella “catena di montaggio” rossoblu. Prendiamo Palacio: la sua bella e decisiva apertura per il gol di Mesto ha fatto emergere come al Genoa stiano mancando quei cambi di campo che, ultimamente, solo Criscito riusciva a garantire. Al di fuori dell’episodio, Palacio ha ancora molti problemi a curare la fase difensiva. Quei problemi che non può avere uno come Palladino, ma che proprio uno come lui sa bene quanto tempo ci voglia per assimilarli bene, perché anche il buon Palladino ha cominciato ad avere un rendimento più o meno costante da Gennaio in avanti.

 

 Andrea Boldrini

 



INTIMIDITI - Arbitri a infrarossi nella penombra genoana: il Grifo perde anche a Cagliari.

di Andrea Boldrini (26/10/2009 - 12:34) |


 
Sesto minuto di gioco, Rossi scatta inseguito da un avversario, che lo contrasta in prossimità del limite dell’area provocandone la caduta: l’arbitro sopraggiunge e, a sorpresa, ammonisce Rossi. Intimiditi, è la parola più giusta per una direzione di gara che culmina con la clamorosa espulsione di Moretti sul fallo di mano in area di Biava, costringendo il Genoa in dieci uomini con un rigore contro a dodici minuti dalla fine. Il Genoa fino a quel momento era in vantaggio, terminerà con una sconfitta. Il Genoa era in vantaggio anche quando un clamoroso fuorigioco di Agostini propizia il provvisorio pareggio di Biondini, ma nessuno se ne accorge. Che il Genoa si muova nella penombra già per conto suo è un dato di fatto, perchè la sua involuzione di gioco si è notata lo stesso indipendentemente dal risultato favorevole/sfavorevole. Un’involuzione quanto più visibile in virtù del risultato sfavorevole, ma certamente quest’ultimo porta la firma della terna arbitrale. Una direzione scandita da ben sei gialli, nell’ordine eseguiti così: 6’ Rossi per simulazione, 13’ Papastathopoulos per lieve ostruzione, 24’ Moretti per fallo di gioco, 6’ della ripresa Floccari per fallo di gioco, 32’ della ripresa seconda ammonizione e conseguente rosso a Moretti per (?) proteste (?) o il fallo di mano in area (?) che in realtà era di Biava, 36’ della ripresa ammonizione in barriera a Milanetto. Tre sole ammonizioni per il Cagliari, nel quale Astori da solo ne avrebbe meritato almeno due. E’ andata così, ma soprattutto ancora una volta prima di una gara delicata come quella contro la Fiorentina non ci sarà un potenziale uomo cardine come Moretti. E’ lui il terzo “eletto” rossoblu, quello che dovrà saltare la terza gara più importante dopo quelle con Juventus (Criscito) e Inter (Mesto). Curioso e clamoroso, perché non si è capito se l’arbitro Gava abbia ammonito Moretti per le misurate proteste sul rigore o piuttosto per un fallo di mano che non ha commesso. Eppure Gava era a pochi passi in buona posizione, del resto solo così poteva vedere un fallo di mano fulmineo scaturito da un probabile rimpallo sul petto, con Moretti affiancato a Biava. Errore di persona, potrebbe provocare un errore tecnico qualora nel rapporto scrivesse fallo di mano e le riprese dimostrino il contrario? Temo di no, ma in questo caso la parola è meglio lasciarla agli esperti, purchè non facciano “il gioco delle tre carte”, che potremmo ribattezzare “dei tre cartellini”. Situazioni da smuovere molto presto (ah dimenticavamo l’allontanamento del D.G. Fabrizio Preziosi), che fanno pensare ben oltre l’involuzione rossoblu. Nel gioco del Genoa è chiaro che vi sia una “fitta e stabile penombra” che produce scarsa lucidità e serenità, ma a buon peso certe situazioni possono rivelarsi autentiche mazzate. Le direzioni di gara stanno influendo pesantemente proprio nella fase più delicata, contraddistinta da un carico di lavoro raddoppiato dagli impegni europei e sul quale gravano numerosi infortuni. Juric esce per un risentimento ai flessori della coscia alla mezzora del primo tempo. Del Genoa e della sua crisi di gioco se ne è già parlato, perciò in quest’occasione tocca a voi. Voi che sembra abbiate il mirino ad infrarossi, perché è l’unico modo per poter vedere in mezzo alla penombra. Quella penombra rossoblu genoana, che da un po’ troppo tempo sta resistendo. Ragazzi quando vi si vuol togliere la fiducia in voi stessi, fidatevi di uno che in materia se ne intende, quello è davvero il momento di trovarla concentrandosi al massimo sui propri mezzi collettivi ed individuali. Riguardatevi Genoa-Juve, riguardatevi le prime partite, studiatele attentamente: è vero che le avversarie crescono in linea di massima, ma lo è altrettanto che la risposta la si può trovare solo in quelle gare. Gare non senza problemi, ma cariche d’intensità e compattezza. Infine un suggerimento ai tifosi: per la prossima gara interna contro la Fiorentina proporrei una scenografia composta da cartellini gialli e rossi, da alzare dentro un mare di fischi ogni qual volta la direzione di gara prende una decisione fortemente discutibile.  Una contestazione intensa e singificativa, ma al tempo stesso fortemente pacifica, qualora le direzioni di gara si proponessero ancora su certi livelli. Perché se si ammonissero in modo determinante (ovvero da rosso) tutti quei giocatori che si avvicinano all’arbitro muovendo il braccio su e giù, come a dire “ma cosa fai/dici” , le gare finirebbero molto prima dei novanta minuti.

 

 

 

                       Andrea Boldrini

 

 

 

IL GENOA ALL'ANGOLO - Un altro brutto k.o. contro il Lille.. .E dopo l'Inter è un K.Otto

di Andrea Boldrini (23/10/2009 - 00:23) |

E' cominciato tutto così...

Messi all’angolo, ci si attendeva una reazione d’orgoglio dalla trasferta francese di coppa e invece il Genoa termina con un sonoro K.Otto. Subire otto gol in due gare non può considerarsi un semplice k.o., bensì un autentico k.otto che si può tradurre con la parola “crisi”. Non sono tanto le due sconfitte consecutive a determinarlo, quanto la scarsa reattività ed il nervosismo latente emerso in queste due gare. La storia del calcio insegna che quando c’è una simile involuzione, per quanto la si possa leggere nelle assenze e nei torti subiti, la sostanza è più all’interno. Spesso si dice carenza di autostima, ma anche in questo caso il problema resta nella causa: quale? Difficile a dirsi, anche se appare certo che la squadra non appaia più ben amalgamata in campo, quel campo che spesso è lo specchio di situazioni più esterne. Il Lille ha fatto emergere ancora una volta un problema di condizione fisica, perché gli avversari corrono e pressano di più, proponendosi spesso in superiorità numerica, quella superiorità che il Genoa non è più capace di trovare nella fase offensiva e ha smarrito in quella difensiva. Non si può permettere ad un giocatore di tagliare tutto il campo da sinistra a destra e colpire a rete: bel tiro certamente, ma non doveva arrivarci. Il Genoa passeggia, non riesce ad essere lucido e quindi manovra a stento. Il Lille copre bene tutto il campo, pressa e riparte di slancio, infilando una fase difensiva nella quale Rossi e Juric non hanno ritrovato il passo, Moretti appare un po’ sfiancato, Esposito commette incomprensibili errori d’ingenuità  e “collegamento”.  Criscito al 43’ del primo tempo è costretto a gettare la spugna, benché anche lui comprensibilmente non avesse un gran passo di fronte ad una squadra capace di crescere gradualmente tanto sul piano del gioco quanto su quello fisico. Floccari ha ritrovato lo scatto, ma non ancora l’autentico peso offensivo necessario per passare nello stretto. Non c’è profondità, benché Milanetto in tre occasioni illumini bene il campo, in una delle quali Mesto s’inserisce bene per controllare male. Anche questo è sintomatico di un altro aspetto, che determina molto nel calcio sotto il profilo psicologico: la prima mossa non va quasi mai bene ai rossoblu, mentre spesso riesce all’avversario, magari proprio sull’immediato rovesciamento o comunque un istante dopo. Situazioni che possono provocare una certa fragilità mentale, capace di sfociare in nervosismo e scarsa lucidità. Un fragilità che talvolta può indurre a far un po’ troppo da soli, contribuendo a far saltare gli schemi più di quanto già non siano a rischio per scarsa condizione. Un Genoa “Gasperini dipendente”, perché la sua forza l’ha avuta sempre anzitutto negli schemi. Un tecnico che si può talvolta criticare nelle scelte, ma raramente sotto il profilo tecnico-tattico. Un Gasperini che ha messo un po’ del suo, rischiando dal primo minuto tre giocatori provenienti da un infortunio. Tre giocatori, appunto, ancora senza il passo necessario per un impegno come quello contro il Lille. Una gara nella quale il Genoa si è visto realmente per poco più di dieci minuti, ma comunque sempre con scarsa intensità. Un Genoa che, in tema di rientri azzardati, si è scomposto definitivamente dopo la rinuncia a Criscito. Un Genoa che non è più capace di cavalcare la ripresa, di correre fino all’ultimo secondo e cercare anche il semplice gol della bandiera. In simili condizioni la parola crisi non è più un azzardo, almeno non lo è più di certi rientri dal primo minuto, non può esserlo per chi vede la crisi anzitutto nell’atteggiamento della squadra ancor prima che nel singolo risultato. Un Genoa così, anche non avesse trovato quei gol avversari e avesse casualmente incrociato un’imprevedibile mossa vincente (una sola), sarebbe lo stesso in crisi.

 

Andrea Boldrini

 


 

GENOA-INTER, E' RITMO A "CAPPELLA" - Morganti in prima fila nella sagra dell'errore, ma lo seguono a ruota Modesto, Zapater ed Amelia. L'inter "batte il cinque" al Genoa.

di Andrea Boldrini (18/10/2009 - 00:11) |


Genoa 0-Inter 5,lezione di papere a lieto fine:la squadra ed il pubblico s'incontrano in un caloroso saluto sportivo

Genoa-Inter, ovvero quando il calcio si scopre a “cappella”. E’ proprio il caso di dire così, perché si è partiti subito male con il clamoroso errore dell’arbitro Morganti sul fallo in area subito da Floccari. Un trattenuta “doppia”, che Floccari nelle intenzioni dell’arbitro avrebbe ricevuto dall’uomo invisibile. Poco dopo ancora Morganti potrebbe almeno ammonire Balotelli per reazione su Moretti, ma si perde tempo e sulla battuta Cambiasso incrocia l’intervento a “cappella” di Modesto che sigla l’autorete. Un duro colpo per la formazione rossoblu, che poco più tardi incrocia l’ammonizione di Balotelli per un altro intervento volontario, sinonimo di un arbitraggio sempre più a “cappella”. Come se non bastasse Zapater si fa rubare palla come un pollastro sulla trequarti nerazzurra e favorisce l’azione del raddoppio interista. Ora sì che si fa dura, ma non basta perché nemmeno Amelia può sottrarsi e con un improbabile rinvio su Stankovic crea il presupposto per lo spettacolare terzo goal nerazzurro. In mezzo a tutto ciò è evidente che l’Inter cresca in termini di sostanza ed il Genoa crolli sotto il profilo nervoso, anche perché loro sono liberi di colpire ed il Genoa no. Se il Genoa scopre il modulo a “cappella”, la direzione di gara non è stata da meno, tant’è che anche nella ripresa Sculli viene vistosamente spinto in area di rigore ed ancora una volta l’arbitro lascia proseguire. Dierzione decisamente a “cappella”, che si conferma in occasione del quinto gol, nel quale Maicon in chiara posizione di fuorigioco di rientro riceve palla da un compagno al termine di una mischia sul limite e trafigge Amelia. Direzione che “stecca” clamorosamente quando sembra azzeccare il fuorigioco millimetricissimo di Milanetto, che avrebbe anche accorciato le distanze: tra il serio ed il faceto possiamo considerarlo quasi un intervento a “cappella”, perché la bandierina si è alzata allo scoccar del tiro (troppo facile) ed il fuorigioco millimetrico le riprese televisive lo hanno mostrato un bel po’ prima. In tempi di castagne ci si sarebbe attesi la sagra della caldarrosta, utile anche a scaldare un po’ dal freddo intenso sempre più gelido ad ogni gol interista, e invece si è assistito alla sagra dell’errore. Un freddo riscaldato dallo straordinario pubblico rossoblu, sempre intensamente vicino alla squadra.  Un quadro complessivo a “cappella” dal quale l’Inter esce bene sotto il profilo dell’assetto, ma non ancora sotto quello del comportamento. Troppi favori hanno avvantaggiato una squadra che non ne avrebbe bisogno alcuno, partendo dalla clamorosa espulsione di Mesto a Bologna che ha privato il Genoa di un giocatore fondamentale per questa gara. Dietrologia o sospetto? No, assolutamente: un semplice dato di fatto sul quale ognuno potrà farsi l’idea che ritiene più opportuna. L’unica certezza è che il Genoa contro le grandi non parrebbe sostenuto da direzioni di gara lucide ed attente, fin dal turno precedente ricordando l’espulsione fiscale di Criscito alla vigilia di Genoa-Juventus, dopo essersi messo in grande luce nelle gare precedenti. Quel Genoa-Juventus nel quale Mesto si è meritato la ribalta della cronaca, quella stessa negatagli contro l’Inter.  Ancora una volta solo un puro e semplice dato di cronaca, perché l’unica certezza è che l’Inter in campo goda di un’eccessiva tolleranza contrariamente al Genoa che gode di una precisa fiscalità. Un Genoa nei confronti del quale la pagella risulterebbe ininfluente, ricordando che meritano un chiaro ed evidente segno più soltanto Bocchetti, Milanetto, Biava e Palladino. Sculli spento, proprio come gli altri al di là dell’errore. Una luce soffusa che potrebbe puzzare di preoccupazione di coppa, perché in fondo dopo un doppio svantaggio talmente paradossale ed un arbitraggio tanto tollerante nei confronti dell’avversaria rischiare fiato e gambe alla vigilia della delicata trasferta francese di Europa League è anche comprensibile. Anche perché il calcio a “cappella” non fa sorridere troppo nemmeno a leggerlo, ma meglio sdrammatizzare. Se proprio dobbiamo ispirarci ad un modello musicale per la prossima gara scegliamo la progressive. Una giornata a “cappella” nella quale solo il grande pubblico rossoblu ha mostrato di non prendere una stecca, nemmeno di fronte ad un calcio davvero inconsueto. Una sconfitta tanto pesante che, forse, in casa non la si ricordava dai tempi dell’Udoinese di Zico.

 

             Andrea Boldrini

 

 



GENOA, LA CATENA DI MONTAGGIO - Pausa rigeneratrice per il calcio scientifico di Gasperini. La pagella di Bologna.

di Andrea Boldrini (13/10/2009 - 15:08) |


Pausa rigeneratrice, ci voleva proprio per questo Genoa che ha speso moltissimo. Un riposo importante al quale il Genoa non poteva fare a meno di giungere attraverso un risultato rigeneratore come quello di Bologna, che nel dettaglio ha promosso più o meno tutti, persino quel Tomovic che con quella straordinaria galoppata si conferma un autentico oggetto misterioso. Misterioso questa volta più nel bene che nel male, ma certamente anche nel bene probabilmente difetta ancora della logica d’inserimento negli schemi. Il suo vero problema potrebbe essere anzitutto questo, la difficoltà di inserirsi nel calcio assolutamente scientifico di Gasperini, che proprio come la scienza può permettersi solo di tanto in tanto di sfuggire alla regola allo scopo di studiarne il fenomeno ed integrarlo nella somma del tutto. Un calcio scientifico che emerge anche da un altro dato: i giocatori rossoblu si muovono e si guardano, ma si parlano molto poco. Segno chiaro di come le consegne vengano prima di tutto, anche nei momenti difficili: consegne di gruppo, che quando si è in difficoltà raramente si schiodano sulla forza di un singolo. Non a caso, benché i voti si possano talvolta esprimere in modo diverso in funzione di tanti fattori come l’impegno o la maggior lucidità del singolo, raramente nel Genoa c’è un giocatore che si stacchi profondamente dal resto del gruppo nella sostanza. Molto spesso pesa l’errore individuale quanto la botta o la parata da campione nella differenza tra l’uno e l’altro, ma sempre all’interno di una somma che si propone omogenea. Si passa dai sei ai sette, al di fuori del gesto spettacolare, all’interno di un gruppo che si può globalizzare in un sei e mezzo complessivo. La gara di Bologna conferma questa tendenza, perché anche Kharja ha mostrato di cominciare ad inserirsi adeguatamente negli schemi, proponendosi in alcuni ripiegamenti importanti che l’hanno visto tappare un paio di “buchi” difensivi. Certo qualcuno forse non si è mosso proprio nel modo giusto, ma rientra nella logica dell’errore, in un calcio che dall’esterno par richiedere tanto sacrificio per avere sempre in mano la possibile soluzione. Un Kharja decisamente positivo, proprio come Milanetto che finalmente si conferma sui livelli abituali nonostante l’età avanzi. La concentrazione è fondamentale, per questo l’elmetto dev’essere sempre più lucido della corazza. Parole a parte anche per Floccari, che mette da parte l’ansia del recupero, ritrova lucidità e deve ritrovare soltanto la forma ideale. Pagelle, insomma, sostanzialmente tutte positive purchè si capisca che questo Genoa è una catena di montaggio dalla tribuna al campo, capace di azzerare le differenze sostanziali permettendo la possibilità di emergere soltanto alla dote più pura ed autentica. Il format della squadra di vertice non soffre la panchina e di tanto in tanto nemmeno la tribuna, ricordatevelo bene perché nel calcio di oggi un pochino vince anche la tribuna. Quindi nel dettaglio: Amelia 7 (stoppa ZalaYeta), Esposito 6, Moretti 6,5, Bocchetti 6,5 (in crescita), Mesto 6,5 (s’impone semnza brillare, anche perché non gliene daranno il tempo), Milanetto 7, Kharja 6/7, Modesto 6- (a fasi alterne), Palladino 6/7 (spumeggiante e determinante), Floccari 7, Sculli 6/7. I nuovi entrati Palacio e Zapater entrambi 6,5, Tomovic 6, benché in quei venti minuti abbia mostrato di dover ancora prendere confidenza con i meccanismi.

 

                       Andrea Boldrini

 

SOTTO IL SEGNO DI FLOCCARI - Il Genoa comanda, segna, soffre e rialza la testa: 3-1 al Bologna

di Andrea Boldrini (04/10/2009 - 17:06) |


Accade tutto nel primo tempo… o quasi. Il Genoa si mette al sicuro nei primi quarantacinque minuti, salvo rocambolesche decisioni che hanno rimesso in discussione un risultato chiuso definitivamente al 44’ della ripresa. E dire che i primi due guizzi di Zalayeta sembravano far temere ancora una volta il peggio, ma sulla replica di Floccari il Grifo conquista un rigore e prende decisamente in mano le redini della gara. Kharja realizza dal dischetto, un gol che fa morale per tutti come per lui, che si propone subito su buoni livelli. Vuoi perché il centrocampo bolognese non è una gran forza come perché da destra a sinistra il Genoa si muove molto, bene registrato da Milanetto e Kharja, la gara è di netta marca genovese che riscopre due tasselli fondamentali come Floccari e Palladino. Lavorano sodo, vincono la sfida diretta con l’avversario e filtrati adeguatamente da Modesto confezionano la palla del raddoppio per la rete di Sculli. Tutto sulla sinistra, Palladino-Modesto-Floccari scatto e tagliente accentramento della palla per l’inserimento vincente di Sculli. Due a zero e siamo al 34’, ma già in precedenza le mosse buone si erano viste, come quando combinavano da destra al centro Sculli e Palladino o ancor di più sulla trama Milanetto-Sculli-Floccari-Palladino. Segno tangibile di un potere “biancorossoblu”, che oppone un’ottima resistenza ai tentativi rossoblu locali pericolosi solo con un’azione Guana.-Di Vaio-Zalayeta. E’ il 34’ e ancora una volta la replica genoana si propone letale, confezionando quel raddoppio che stenderà fino al riposo il Bologna. Un riposo che ricarica la squadra di Papadopulo, fortificata dalla clamorosa espulsione di Mesto che determina una netta inversione di tendenza. Al 2’ Zalayeta esalta ancora le doti di Amelia e dopo l’espulsione di Mesto Tedesco si propone bene per Di Vaio anticipato da Esposito. Quel Di Vaio che al 17’ colpirà un clamoroso palo. Bologna fermato dal montante e gara che, nonostante l’inferiorità numerica genoana, Gasperini riequilibra un po’ in mezzo con l’inserimento di Zapater. L’iniziativa resta ai padroni di casa spinti dagli inserimenti di Osvaldo e Valiani, ma il raggio d’azione viene controllato dall’undici genoano, dove Sculli al 24’ cederà il posto a Tomovic accorciandosi un po’ troppo nella propria metàcampo. Un Genoa che si chiude contro un Bologna che mette in campo anche Moudingai,, che non riesce ad aprire varchi particolari tra le maglie del grifone, anzi fallisce malamente due palle buone (una fuori misura ed una sbucciata). Si soffre, ma si tiene duro finchè Gervasoni si riscopre fiscalissimo nell’assegnare un rigore, per un contrasto in area Tomovic-Tedesco, realizzato da Di Vaio. E’ il 40’ ed il Bologna si ricarica, contro un Genoa che non riesce a fare possesso palla nel subire il ritorno dell’avversaria. Si rischia ancora su un affondo di Di Vaio, ma Tomovic ha un guizzo spettacolare al termine del quale consegna a Zapater la palla del gol sicurezza. Tre ad uno e pratica Bologna conclusa felicemente. Una pratica importante che riconsegna stimoli e motivazioni alla squadra rossoblu, capace non solo di agire ma anche di reagire, soprattutto alle avversita.

 

Andrea Boldrini

 

BELIN CHE VALENCIA.. - Floccari in ripresa, il Genoa no ed il Valencia vince

di Andrea Boldrini (03/10/2009 - 13:18) |

Il goal di Floccari, che ha mostrato una condizione in netta ripresa (goal a parte)

 

Belin che Valencia… Il Genoa ce l’aveva quasi fatta, ma dalla metàcampo in avanti gli spagnoli sono stati abilissimi e alla fine hanno prevalso. Un’abilità forte delle defezioni rossoblu, che hanno costretto a costruire un asse destro formato dal “convalescente” Palladino, dal “misterioso” Tomovic e dal tenace Papastathopoulos: praticamente è equivalso ad un’autostrada per le scorribande spagnole sulla loro corsia sinistra. Il greco tiene a stento e fatica eccome, ma come non avrebbe potuto senza quella protezione alla quale era più abituato. Il Valencia gira a mille, rapidissimo nella gestione degli spazi quanto nella distribuzione delle palle. Il Genoa non riesce ad ingranare, subendo per mezzora un impatto fortissimo. Il Genoa ha commesso certamente più di un’ingenuità, ma le moltissime palle intercettate e accuratamente smistate sulla ripartenza sono state anzitutto il frutto di una miglior condizione dei padroni di casa. Ricordavano un po’ il miglior Genoa della scorsa stagione, somigliante molto a quello iniziale di questa: quello che ha battuto Napoli e Roma. Quel Genoa che non può esserci, perché Criscito, Juric, Biava e Rossi sono “in malattia”. Infortuni pesanti sulle gambe rossoblu, che comunque hanno mantenuto una loro identità di fondo grazie alla lenta ripresa di Palladino ed alla parziale ripresa di Floccari, mentre appare ancora molto indietro Kharja sotto il profilo dell’inserimento. Il marocchino si sveglia poco dopo la mezzora, contribuendo a creare l’azione del sorprendente vantaggio di Floccari, ma è sostanzialmente ancora troppo inconsistente: non ha ritmi e meccanismi chiari. Certamente meglio di Tomovic che non ne azzecca davvero una e quando il Valencia compie due azioni da manuale tutto diventa ancor più facile del previsto: improvvisamente ci si rirtrova sul 2-1 spagnolo. Papasthatopoulos conquista un rigore, Kharja lo realizza, ma l’ingresso di Villa (un piccolo principe) infrange tutto per il finale 3-2. Esposito certamente ingenuo, ma un pizzico d’inesperienza si può anche pagare. Ora occhio al Lille, che ha stravinto in casa dello Slavia, ma soprattutto occhio al Bologna sostenutola qualche ex con grande voglia di riscatto capitanati in tutti i sensi dal capitano degli ex Marco Di Vaio.

 

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LA PAGELLA : - Amelia 6,5 (una buccia di banana ininfluente e qualche buon straordinario), Papastathopoulos 6,5 (l’avvio è a rischio, ma si riprende soprattutto avanzato al posto di Tomovic, io nel frattempo ho riportato la H al posto giusto, tra la T e la O anziché troppo arretrata tra la T e la A ), Moretti 6 (scarsa lucidità iniziale, fatica, ma resiste), Bocchetti 6,5 (l’avvio rischia di essere sconsolante per tutto il reparto, soffre inizialmente, ma alla fine è forse quello che si è ripreso meglio), Tomovic 4 (fuori dal gioco, sbaglia la palla che favorirà il pareggio, un oggetto misterioso), Zapater 6 (soffre moltissimo, ma tiene duro), Kharja 6- (La prima palla buona arriva al 39’, pasticcia parecchio mostrando una lenta crescita alla distanza, ma deve lavorare molto sul recupero palla e sulle posizioni ideali per lo smistamento rapido: spesso è troppo lontano dal compagno), Modesto 6- (non riesce proprio a crescere più di tanto. Ma torna ad attaccare la linea di fondo come una volta, così lo Sculli di turno può inserirsi meglio all’interno e qualche tuo cross dal fondo può essere utile), Mesto 7 (si prende le sue pause, ma quando gli parte la “Snejderite” è grandioso), Floccari 6,5 (un gran gol, un primo tempo positivo, contraddistinto anche da determinazione, reattività e lucidità che gli permettono di accorciare bene sui compagni: guardare la gara dall’alto aiuta a “sgasare meno e farsi idee migliori per il campo”: cala vistosamente nella ripresa, ma è comprensibile), Sculli 6 (e cosa possiamo dirgli, difende più di quanto dovrebbe…), Esposito 5,5 (trattiene Villa fuori dall’area, lo molla al limite per poi falciarlo: peccato. Un pizzico d’inesperienza in mezzo a buona personalità e qualità di fondo, deve solo inserirsi meglio), Milanetto 6 (contribuisce, maa… lucidami bene l’elmetto per Bologna). Infine una domanda a Gasperini e non critica, ma riflessiva: Figueroa dov’è finito, forse non valeva la pena inserirlo a gara in corso? Il mio perché: Floccari in affanno fisico, Palladino anche ripresosi un po’ soltanto dopo esser stato spostato, forse era meglio rinforzare la fase offensiva che tentar di irrobustire un centrocampo nel quale comunque Kharja ad intermittenza mostrava qualche crescita e Modesto non faceva gran danno.  Ovviamente tutto visto da fuori, ovviamente non considerabile come un errore, soltanto la proposta di elaborare un punto di vista differente che in quel momento può esser sfuggito per ragioni certamente valide, ma che nell’affanno complessivo potrebbero aver indotto una scelta solo apparentemente migliore.  

 

                            Andrea Boldrini

 

 


GENOA FORMATO PART TIME - L'udinese passa due volte, l'arbitro anche.

di Andrea Boldrini (28/09/2009 - 20:47) |

Gasperini, MIlanetto ed un'azione nella quale MIlanetto si oppone a Di Natale.

Il tempo pieno non va più di moda, forse proprio per questo in tempi di lussuosi straordinari anche il Genoa di tanto in tanto si scopre “part time”. E’ accaduto con il Chievo incolpando solo il turn over, ma è accaduto anche contro l’Udinese dove di turn over non si è vista nemmeno l’ombra.  Rossi out per acciacchi, Crespo più in forma di Floccari, Palacio al posto di Mesto arretrato al posto di Rossi. I principali effettivi ci sono praticamente tutti, peccato che in poco più di mezzora s’infortunino prima Criscito e poi Biava. Modesto ed Esposito li rilevano dignitosamente, soprattutto il giovane difensore che mostra personalità e quel pizzico di concretezza difensiva che  a volte al Genoa manca. Le prime due tegole cadono sulla testa del Genoa, anche se non sono proprio dei macigni. Piuttosto appaiono quelle prime pietre che precedono la frana portatrice di macigni. Pietre pesanti ma non troppo, precedute dal tipico ghiaietto che in qualche caso mette subito in allarme prodotto dal primo abbaglio di Trefoloni già al quarto d’ora. Crespo salta l’uomo in area, punta con decisione la porta e viene vistosamente trattenuto da Domizzi: l’azione sfuma, il rigore anche sul “passo” pokeriano dell’arbitro. Un rigore pieno, non mezzo perché la trattenuta è durata qualcosa più di un secondo. E’ una fase sfolgorante la prima ventina di minuti, nella quale le due squadre mostrano la consueta apertura producendo anche una bella trama Criscito-Sculli-Palacio con botta fuori di poco  ed una combinazione pericolosissima D’Agostino-Pepe. Proprio per questo ad un certo punto l’Udinese non osa scoprirsi troppo con il suo 4-2-4 mascherato da 4-4-2, cedendo l’iniziativa ai rossoblu che possono contare anche su un Milanetto pressoché ritrovato. I bianconeri puntano molto sulla ripartenza, tendendo a cambiare sponda rapidamente, un movimento che il Genoa in questa fase soffre soprattutto nella zona difensiva. Segno che le posizioni e l’intesa migliore traballano un po’, ma soprattutto che talvolta non c’è l’adeguata concentrazione. Pericolosi sul finire di tempo con Di Natale, replicati da un’azione Sculli-Milanetto-Crespo conclusa clamorosamente alta. Fin qui quasi tutto ok, se non fosse per quel rigore negato e i due infortuni. Si riparte di slancio con Zapater e Palacio che combinano sulla destra, cross dell’argentino mano in area ancora di Domizzi e per grazia ricevuta si ottiene un fallo dal limite. E’ il 2’ minuto ancora da scattare realmente e cominciano ad esserci i primi autentici segnali di un’autentica frana. Palacio cincischia sempre più senza raccordarsi a Mesto, il quale non forza troppo vuoi per non scoprirsi come per non affaticarsi. Il Genoa ha avviato il “part time”, Palladino rileva Palacio ed entra subito nel vivo della gara senza però riuscire ad incidere. Di Natale al 20’ prende le misure ad un Genoa poco lucido, quindi chiaramente stanco. La mole di pietre e sabbia aumenta sempre più, la rete comincia a mostrare più di una falla finchè non si apre definitivamente sulla proposta e conclusione a rete di Di Natale (36’ st). Un gol molto bello, ma sul quale la difesa ed in particolare Bocchetti hanno qualche responsabilità. Uno a zero la frana è a getto libero e poco più tardi invade la “strada rossoblu”: Pepe infila di precisione tra palo e portiere, nulla da fare per Amelia. Due a zero, 43’ del secondo tempo e non c’è nemmeno il tempo di spostare le macerie. Ora che facciamo ce la prendiamo con il non turn over?

 

 

MALE NECESSARIO - Il turn over quando si lotta su due fronti è un male necessario, del quale si può discutere su come venga attuato ma certamente non sulla sua attuazione. Probabilmente Sculli avrebbe avuto necessità di riposare, proprio come Biava ed anche Mesto, mentre il risentimento di Criscito è stato un fulmine a ciel sereno. I due infortuni  hanno condizionato l’andamento della gara per chi, come Gasperini, è abituato a porre tra le mosse tattiche anche le sostituzioni. Il turn over è necessario soprattutto quando i giocatori mostrano di non riuscire a mantenere l’adeguata concentrazione prima di una gara molto importante in pochi giorni, proprio com’è accaduto a Verona alla vigilia della Juventus. Già perché la Juventus anche se non è un match di coppa, vale quanto una gara di Champions. C’è da lavorare bene sulla concentrazione, sugli stimoli perché passando da un “formato grande” ad un “part time” si rischia di non andare molto lontano. Tutte le gare sono egualmente importanti, soprattutto all’inizio. Non mi mollerete la corazza proprio ora che sembra averla ritrovata Omar il guerriero.

 

 

LA PAGELLA – Amelia 6 (mostra ancora qualche insicurezza, ma globalmente positivo), Biava 6 (il tempo non è molto, ma ci ha permesso di scoprire un ragazzo di personalità come Esposito), Moretti 6,5 (tradisce un po’ di stanchezza, ma si destreggia anche in lieve affanno), Bocchetti 5 (boccheggia, soprattutto mentalmente, tant’è che non ha il coraggio di contrastare Di Natale sul gol: lui è stato bravo, ma il tempo di tentare l’intervento c’era), Mesto 6 (non affonda molto, ma tiene anche in part time), Milanetto 7 (anche di fiducia, ha lucidato e provato la corazza che calza ancora molto bene: scherzi a parte, lucido, grintoso e soprattutto reattivo nel recupero palla e in fase difensiva dove in due occasioni ha tamponato come ricordavo. Se lucidi anche l’elmetto sei ancora il numero uno), Criscito n.g.: (buona partenza stoppata dalla tegola), Palacio 5/6 (Ad un certo punto cincischia troppo e si slega, facendo un po’ di confusione, ‘però è pur sempre quello di un’occasione chiara ed un rigore negato), Crespo 6 (ad un certo punto scatta il part time anche per lui, ma sostanzialmente positivo),  Sculli 6 (affaticato, riesce a proporre un part time tutto sommato di qualità), Modesto 5/6 (che non è 5,5, perché anche tu mi devi lucidare un po’ la corazza: la copertura va bene, ma non attacchi più la linea di fondo e ad un certo punto sei troppo statico), Esposito 6,5 (personalità, fisicità, buon tempismo e concretezza nei momenti difficili), Palladino 5/6 (in ripresa, deve ritrovare lucidità e schemi), Zapater 7 (resistente). 

 

 

                                           Andrea Boldrini (6- per l'inserimento in ovvio ritardo di Zapater in pagella, anche in questo caso è questione di concentrazione) ;)

 

 

 

 

 




FORMATO GRANDE - Il Genoa stoppa la Juventus.

di Andrea Boldrini (25/09/2009 - 19:38) |


E’ un Genoa “formato grande”, capace di stoppare ad inizio campionato anche la Juventus. Una “vecchia signora” sempre molto ben rifatta, che propone qualità indiscutibili tali da far traballare la consueta solidità rossoblu. Fisicità, piedi buoni e rapidità di movimento che stordiscono il Genoa all’avvio, ancora in preda ad una falsa partenza. Questa volta però l’azione è da manuale: Marchisio salta Rossi, scatta a sinistra, accentra con un rasoterra sul quale spunta il velo di Camoranesi per Iaquinta che tira e fa secco Amelia di precisione nell’angolino basso. Botta precisa, calciata da un Iaquinta indisturbato da un Milanetto lì ad un passo, che non riesce proprio a cogliere l’attimo per infastidirlo, ed un Amelia troppo avanzato nella circostanza che non può chiudere al meglio lo specchio della porta. Siamo appena al 5’, sotto di un goal e leggermente in affanno perché non si riescono a stringere bene le maglie in virtù dei movimenti bianconeri, che disorientano il tipico assetto rossoblu nella sua caratteristica più consueta: la compattezza. Un aspetto che emerge attorno alla mezzora del primo tempo, quando Milanetto comincia ad acquistare un po’ più di consistenza insieme a Zapater. Un Milanetto che al 10’ incantava con un inserimento straordinario per forza e tecnica, ma che insieme a Zapater soffre terribilmente la fisicità di Melo e Poulsen all’avvio. Ci vuole mezz’oretta per riordinare bene le idee, compattarsi e sfruttare l’iniziale stanchezza bianconera con la qualità del gioco a tutto tondo, che produrrà lo spettacolare pareggio di Mesto sull’autentica pennellata di Sculli (31’). Il possesso palla comincia a farsi sentire in modo efficace, ma non si riesce a finalizzare, nemmeno quando i bianconeri appaiono meno padroni della situazione, in virtù di un Floccari ancora molto indietro nella condizione. Peccato perché negli ultimi dieci minuti del primo tempo, complice il gol del pareggio, la Juventus non riusciva più ad essere tanto padrona del campo nemmeno senza palla. Il Genoa è in fase di decollo, le ali sono spiegate e c’è bisogno soltanto di fare il  pieno al motore. Crespo rileva Floccari, la musica cambia là davanti ed il vero Genoa comincia ad essere davvero incisivo per una ventina di minuti. Il primo segnale al 2’ quando Crespo lavora bene una palla e la scambia con Zapater, che gliela ritorna costringendo i bianconeri ad una difesa affannosa. La Juventus cresce, il Genoa prova a rifiatare un istante e si capisce che l’avversario non lo permette quando Iaquinta in fuorigioco millimetrico raddoppierebbe. Un campanello d’allarme che risveglia e produrrà una reazione immediata capace di fruttare il provvisorio vantaggio: Zapater rilancia su Mesto che triangola bene con Rossi e crossa per l’ottimo inserimento vincente di Crespo. Straordinario di per se stesso, ancor di più se si pensa quanto vale ovvero il provvisorio vantaggio (30’st). I bianconeri si rialzano immediatamente, il Genoa riesce a metterli k.o. con il fuorigioco che alla fine frutterà la beffa, perché dopo un altro gol annullato la terna non se la sente di annullarle anche il terzo. Eppure Chiellini era in fuorigioco, eppure si dice “non c’è due senza tre”. Parità, un risultato che alla fine può anche starci e che deve far riflettere attentamente sulla moviola.

 

 MOVIOLA, NO GRAZIE - Qualcuno la vorrebbe in campo, ma su questa gara ho visto episodi visti e rivisti nei quali si giocava con l’ipotetica linea e la partenza della palla. Già una volta dissi  che non avrebbe risolto nulla, perché si sarebbe passati dall’ipotetica sudditanza degli arbitri a quella altrettanto ipotetica dei tecnici video. In poche parole, la moviola può essere un utile strumento di approfondimento per crescere sui propri errori, ma non può sostituire l’arbitro. E come strumento non dev’essere fermato, ma fatto andare molto lentamente come faceva il “mitico” Sassi della storica domenica sportiva. Tutto partiva così, si fermava solo in una seconda visione per avere una ipotetica prova ed anche Sassi a volte mostrava la sua sudditanza, perché se l’occhio umano non è in grado di vedere un fuorigioco millimetrico al rallentatore è chiaro che in velocità può esserlo ancora meno. L’unica possibilità d’impiego in campo può esser solo quella in caso di una parata sulla linea di porta, ma anzitutto stiamo inventando l’arbitro di “fondocampo” e poi anche in quel caso che facciamo? Palla respinta a centro area, si grida al gol non gol e si ferma l’azione mentre difensore ed attaccante provano a riprendersela? Nooo, questo non sarebbe calcio. Oppure lasciamo proseguire e non appena si ferma l’azione si dice se è gol o no? Noooo, nemmeno questo sarebbe poi tanto calcio. Allora giochiamo alla play station ed ogni volta che subiamo un gol magari riavviamo la partita.

 

ARBITRI – Nelle ultime due giornate, Genoa a parte, si sono viste alcune situazioni che hanno fatto un po’ pensare. Per fare un po’ d’ironia potremmo dire che sembrava di esser divisi tra una coalizione nerazzurra ed una bianconera, ma solo per fare ironia. Ferrara può lamentarsi solo in funzione nerazzurra, ovvero se hanno lasciato andare Milito (con la maglia rossoblu in situazioni analoghe lo fermavano sistematicamente) forse poteva esser gol anche quello di Iaquinta, che sfortunatamente va anche detto che era di fronte al segnalinee. Tutto qui. Quanto al Genoa, rigori e fuorigioco a parte, c’è una sola situazione che merita di esser discussa: l’espulsione di Criscito contro il Napoli. Due giornate e gara con la Juventus saltata per uno dei ragazzi più in forma e qualitativamente tra i migliori del torneo. Un “vaffa” certo, ma nemmeno troppo plateale e condito da scuse. Ecco, se in questa situazione tirare in ballo la malafede sarebbe troppo, forse parlare di scaltrezza dei poteri forti potrebbe non esser proprio inesatto. L’occasione si sa che fa l’uomo ladro.

 

GIOCHIAMO AL TURN OVER? – In questi giorni si è parlato in modo un po’ troppo massiccio del turn over attuato da Gasperini a Verona, quindi mi diletterò nel mio turn over personale in vista della prossima gara. Prima di tutto però una considerazione realmente seria: la squadra a Verona era messa più o meno come al solito, ma con interpreti spenti che non hanno reso per le loro aspettative e l’unico errore che si potrebbe imputare a Gasperini è quello di non aver immaginato che tra Milanetto e Kharja nessuno dei due sarebbe stato in grado di opporre una valida copertura (Milanetto in tal senso è ancora molto indietro, Kharja dobbiamo ancora conoscerlo bene ed è difficile dire se non sia nelle sue caratteristiche oppure se abbia sbagliato la gara). Quindi il discorso Modesto già affrontato (meglio lui di partenza invece di Fatic), che però forse va a cozzare con la valorizzazione e crescita dei giovani di potenziale. A questo punto il mio turn over ideale è questo, tenetevi forti: difesa a tre con Esposito, Moretti/Biava e Criscito; centrocampo d’azzardo con Tomovic interno destro affiancato da Rossi esterno con il quale potrebbe scambiarsi e Modesto confermato a sinistra, quindi in mezzo Milanetto o Kharja perciò in definitiva Rossi-Tomovic-Milanetto/Kharja-Modesto; attacco con Palacio-Figueroa-Floccari. Floccari/Palladino. Proprio così, Floccari a fare lo Sculli. Tutto in chiave semiseria ovviamente considerando il turno successivo, ma forse valutabile in chiave prospettiva. Infatti ho un timore ed una opinione: il timore è che Floccari potrebbe non avere le caratteristiche per rendere al meglio come centravanti nel gioco del Genoa riuscendo ad esprimersi meglio come esterno, l’opinione è che Tomovic potrebbe esser trasformato in un dignitoso centrocampista d’interdizione.

 

LA PAGELLA

 

Amelia 5,5: insicuro e piazzato male su entrambe le reti senza l’attenuante della difesa e risultando determinante sul risultato, il resto lo conosciamo bene.

 

Biava 6,5: preciso e più o meno puntuale anche grazie al sostegno di Moretti.

 

Moretti 7: la sua presenza ha mostrato che può considerarsi un irrinunciabile allo stato attuale, anche perché sta migliorando molto nelle chiusure basse.

 

Bocchetti 6: affaticato.

 

Rossi 7: Marchisio è un brutto cliente, ma lui spesso è un gigante.

 

Zapater 7,5: irrinunciabile finchè non ritorna Juric o non si scopre un valido giocatore d’interdizione come lui, che tra l’altro mostra doti sempre più spiccate d’impostazione.

 

Milanetto 6: deconcentrato o fisicamente scarico? Carbura lentamente e spesso non riesce ad interrompere l’azione come ha sempre fatto, addirittura l’anno scorso riusciva a fare qualche lancio verticale stile Motta che non si è ancora visto. L’età avanza, che non stia soffrendo di quella che potremmo definire “sindrome di Garbarini”? L’ex calciatore del Genoa e simpatico quanto intelligente opinionista televisivo, se non ho capito male, mi pare che una volta disse più o meno così in proposito dei calciatori sui trentacinque in genere e non su di lui in particolare partendo dalla sua esperienza personale: “all’improvviso ti accorgi che le forze non sono più le stesse e arrivi in ritardo dove prima eri sempre in anticipo, pur restando qualità del gioco e delle intenzioni. Il problema vero è che non è un calo graduale, ma arriva dal giorno alla notte”. Sempre se non ho capito male e nell’eventualità mi scuso anticipatamente. Milanetto, hai un nome da guerriero (Omar), ritrova la corazza che la qualità non manca.

 

Modesto 6: un rientro dignitoso, anche se è mancato un po’ nell’incisività, dove comunque agiva Sculli.

 

Mesto 7,5: Riesce a sorprenderti sempre pur non essendo più una sorpresa, raramente anche in gare come quelle di Verona dove ti aspetti quello che poi non accade, con pezzi di qualità improvvisa in un contesto già valido. Spende moltissimo e in vista della gara europea, forse, merita un turno di riposo, anche perché se se lo prende in campo è peggio.

 

Floccari 5: passo, ah già non si gioca a poker. Scherzi a parte, fisicamente molto indietro e apparentemente troppo teso. La fretta rende nervosi e non aiuta a far bene, tanto se c’è traffico arrivi tardi lo stesso, anzi forse ancor di più perciò meglio restare serenamente in coda guardandosi bene attorno per trovare la strada giusta invece di accelerare a frizione schiacciata gettando carburante al vento. Si capisce il senso?

 

Sculli 7,5: una parola sola: incantevole.

 

Crespo 7: fisicamente quasi a posto e il risultato si è visto, non ha avuto fretta e le sue qualità sono quelle che sono.

 

Papasthatopoulos 6: lotta dignitosamente, ma non è ancora al meglio.

 

Kharja 5,5: in fase di miglioramento, anche se non riesce ancora a dare la necessaria consistenza.

 

Lippi N.G.: ovvero non giudicare, fai finta di niente per cortesia almeno fino a dicembre delle volte avessi notato qualche giocatore da sperimentare (Mesto, Sculli e chi per loro) perché dobbiamo almeno arrivare ai sedicesimi di Europa League. Annota silenziosamente, silenziosamente anche fosse il caso fino a dicembre, poi se proprio dovessi gioca pure anche con il Genoa “all’acchiappatutto”, magari sono cresciuti gli altri e si può resistere di tanto in tanto.

 

                                    Andrea Boldrini

 

 

CHIEVO 3-GENOA 1, SUICIDIO COLLETTIVO... sullo tsunami del turn over

di Andrea Boldrini (21/09/2009 - 20:12) |

Suicidio collettivo, il Genoa frana sul turn over e becca una sonora sconfitta contro il Chievo. Un turn over un po’ forzato, ma che valeva la pena proporre per capire meglio la condizione effettiva del materiale a propria disposizione e fare ordine tra titolari, riserve e potenziali irrinunciabili. Irrinunciabili già, perché quel che è saltato di più agli occhi è che alcuni giocatori sono davvero irrinunciabili. Almeno uno per reparto Moretti in difesa, Zapater o Juric a centrocampo e Sculli in attacco. Moretti perché è il più svettante sulle palle alte, Juric o Zapater perché in mezzo ci vuole almeno un giocatore in grado anzitutto di interrompere l’azione avversaria e proporre il rilancio immediato (Zapater) o anche semplicemente l’appoggio per il rilancio (Juric, comunque capace anche di proporsi seppur con meno continuità dello spagnolo), quindi in attacco Sculli perché è quello che tra tutti riesce a saldarsi meglio con il reparto di mezzo. Tirando le somme due di loro, ora come ora, devono esser sempre in campo soprattutto quelli di difesa e centrocampo. Perché è lì che il Genoa è mancato al cento per cento, partendo dal centrocampo dove Milanetto e Kharja sembravano  fare a gara a chi ne prendeva di meno, complicando la vita ad un reparto arretrato che ha avuto un solo interprete appena appena lucido: Biava. A questo punto forse sarebbe valsa la pena di forzare un po’ di più sperimentando Esposito, che con la sua altezza avrebbe potuto inserirsi e far sentire un po’ meno l’assenza di Moretti. Imbarazzanti Milanetto e Kharja, ma anche Tomovic e Fatic che hanno lasciato spesso ampio spazio agli avversari e soprattutto non avevano grande idea di cosa fare. Il reparto centrale è mancato completamente e nel calcio se manca quello cosa volete che accada oggi? Oggi  mica può valer più di tanto quel detto “datemi un buon portiere ed un buon attaccante e…”, perché il calcio è cambiato molto da quei tempi. Sebbene, anche per riderci sopra, non dimentichiamo la gara nella quale Amelia ha confezionato tre autentici assist dritti per l’attacco che in qualche modo ancora oggi tengono in piedi quel detto. Così come è pur vero che in qualche modo si è risentito delle fatiche europee, ma in campo erano ben pochi quelli che si sono fatti tutta la gara contro lo Slavia. Piuttosto consideriamolo anche un calo di concentrazione, dovuto anche alla prossima sfida interna contro la Juventus , nella quale chi era in campo può aver sentito anche puzza di chiara esclusione dal big match ed aver perso un po’ di stimoli. Qualora fosse anche così, è evidente che gli stimoli vanno portati al massimo perché le sorprese sono sempre dietro l’angolo e Gasperini è un tecnico che all’audacia del turn over nei momenti importanti ci ha abituato ad azzardare. Francamente mi sarei aspettato anche l’esclusione di Bocchetti non tanto in chiave Juventus, ma perché essendo appena rientrato due gare in pochi giorni mi apparivano un azzardo. Infatti… . Ecco al Gasp si possono fare solo un paio di domande, com’è giusto che sia in chiave d’osservazione generica e giornalistica: perché Bocchetti dal primo minuto e non Esposito? Perchè Floccari tutta la gara piuttosto che Palacio? Mi si dirà che anche l’argentino non è che abbia brillato, ma per lo meno ha mostrato di esserci contrariamente all’ex atalantino in evidente ritardo di condizione e persino incapace di realizzare il secondo rigore. Infine una terza domanda: perché l’ha dovuto battere di nuovo Floccari quel rigore? Nessuna croce addosso a nessuno, ma una bella presa di coscienza forse è necessaria: scalpitare per giocare è bene, ma prepararsi al meglio lo è ancor di più.

 

LA PAGELLA

 

Amelia 6,5: con due parate sfolgoranti ci ha evitato un’umiliazione, cosa può esser una piccola indecisione sul terzo pur straordinario gol veronese in termini di riflessi e forse sul secondo, nel quale è stato totalmente abbandonato dalla difesa.

 

Papasthatopoulos 5: curiosamente in affanno fisico, il resto è conseguenza.

 

Biava 6: è stato l’unico capace di rialzarsi e lottare fino all’ultimo.

 

Bocchetti 5: visibilmente affaticato ed a tratti anche un po’ spaesato.

 

Tomovic 4,5: spaesato, null’altro da aggiungere.

 

Fatic 4,5: come sopra, grazie per quel tiro.

 

Milanetto e Kharja 5: i gemelli del fumo, perché cari ragazzi (anno più anno meno) avete fatto tanto fumo e pochissimo arrosto. Milanetto giocava da fermo spesso in ritardo su ogni palla persino quella tra i piedi, Kharja girava per lo più a vuoto e non gli hanno fatto tirare nemmeno il rigore.

 

Mesto 5: è davvero doloroso per me un simile voto, ma troppo poco concentrato e visibilmente affaticato.

 

Palacio 5,5: ha sbagliato “le gomme” perché spesso scivola, non riece ad incidere, ma almeno ci prova.

 

Floccari 5: allenamento, allenamento, allenamento e più tranquillità. Sei venuto qui per esplodere sugli avversari, mica per esploderci tra le mani… In tre competizioni c’è spazio per tutti, ma è certo che si deve esser sereni e convinti dei propri mezzi, un discorso che vale anche per gli altri, altrimenti ne rimane una sola e tutti giocano meno.

 

Sculli e Rossi 6,5: riaccendono un po’ la squadra, il primo è certamente un irrinunciabile ed il secondo è sempre arruolabile per sostituire un irrinunciabile diventandolo quasi più di altri.

 

Palladino 6: lieti di rivederti, ma anche tu non avere troppa fretta.

 

Modesto… ehm, Modesto… ehm Modesto, aah già non ha giocato anche se forse sarebbe stato il caso, anche per non rischiar di creare un caso semplicemente “giornalistico”. Sapete come sono questi giornalisti, quando non sanno cosa dire poi si attaccano a tutto ( e se non lo so io…) e a qualunque cosa pur di… insomma un po’ come fanno a volte gli allenatori con il turn over… Risatina, applausi… Grazie.

 

                  Andrea Boldrini

 

 

 

O ZAPATER, L'UMILTA' DELLA QUALITA' - Il Genoa vola anche in Europa complice l'EuroBeppe, 2-0 allo Slavia.

di Andrea Boldrini (18/09/2009 - 15:42) |

Il portiere battuto dalla punizione di Zapater.

Due reti rispettivamente di Zapater e Sculli, il Genoa vince ed è primo anche in Europa. Primo nel suo girone e primo delle italiane di Europa League. La forza del gruppo al servizio del singolo trascina il Vecchio Grifone verso l’alto senza perdere mai di vista l’area di atterraggio per non rischiar di precipitare. La parola d’ordine è “mantenere i piedi per terra” ed è giusto, ma ad ali visibilmente spiegate. Piedi per terra sinonimo anche di palla a terra, caratteristica principale del gioco rossoblu. Ancora una volta in molti avranno esclamato “Belin che Genoa”, quando dopo appena tre minuti Zapater ha infilato la palla a fil di palo sulla punizione conquistata da Sculli. Ancora Sculli determinante nel procurarsi un fallo fondamentale e nel realizzare successivamente a botta sicura il raddoppio decisivo. Un Genoa imponente tanto nell’offendere quanto nel difendere, sebbene la forza dell’avversario non sia apparsa proprio di primissimo piano. Ma siamo sicuri che non sia apparsa tale solo per  demeriti propri o forse è molto per i meriti del Genoa? Perché non è facile per nessuno giocare contro una squadra che copre il campo in modo tanto imponente. Certo i demeriti dello Slavia Praga sono emersi in quelle rare circostanze nelle quali il Genoa ha commesso un paio di errori, come all’avvio su quella palla disimpegnata male da Tomovic che l’attaccante biancorosso ha messo precipitosamente alta di un soffio. Amelia gli è andato incontro bene, ma contro un Diego o un Inzaghi o qualche altro giocatore di grande livello forse sarebbe stato diverso. Eppure abbiamo visto spegnersi Totti e Quagliarella di fronte all’avanzata di Amelia, perciò nemmeno questo parametro può esser poi così certo. L’unica certezza è che il Genoa allo stato attuale appare la squadra più organizzata, perché anche quando ti lascia spazi raramente sono spazi agevoli e sono zone nelle quali il portiere riesce a coprire favorendo il ritardato rientro di un compagno. Questa è organizzazione, ancor prima che singola qualità. Poi sulla singola qualità stanno emergendo atleti dai quali pochi si sarebbero aspettati tanto, Zapater su tutti. Lui era sconosciuto quindi salta di più agli occhi, ma la crescita costante di Sculli e del quasi “anziano” Rossi, unita ai progressi di Mesto, Criscito e Bocchetti su tutti gli altri. Moretti lo si conosceva in qualche modo già, benché fosse un po’ sottostimato nel panorama italiano ed anche lui sta mostrando di che pasta sia fatto. Pelli da giaguari e piume da grifoni, questo è il segreto del Genoa. Piume interscambiabili, che da un giocatore all’altro limitano la differenza essenzialmente a doti tecniche individuali ed un’eventuale peggior condizione fisica, ma che sotto il profilo tattico dell’organizzazione globale riescono più o meno a porsi sullo stesso piano. Il lavoro di Gasperini parrebbe esser questo, che poi è stato il segreto di tutte le principali formazioni vincenti dell’ultimo ventennio. Oltre un certo limite non serve avere un Milito al posto do Crespo o di Floccari o ancora di Figueroa, se questi sono comunque giocatori di primo piano alimentati da una buona organizzazione. Chi fa spazio e chi lo chiude, chi rilancia e chi ripiega: meccanismi indiscutibili, qualità singola a parte.

 

LA PAGELLA

 

Amelia 6,5: due autorevoli interventi ed una prestazione sicura.

 

Tomovic 6: emerge avanzato e confeziona l’assit vincente per Sculli, rientra bene centralmente in copertura, ma ha commesso due errori gravi contestualmente ad una gara difensiva non priva di imperfezioni.

 

Moretti 6,5: un po’ giù di gambe, ma sempre concreto ed efficace.

 

Bocchetti 6,5: buon rientro senza particolari fiammate, ma anche senza sbavature.

 

Rossi 7,5: esterno basso, esterno alto, esterno medio potremmo anche dire o interno dove lo metti sta persino da destra a sinistra, sacrificandosi e rendendo sempre come deve se non anche di più. Quando il fisico è a posto non ha quasi rivali, eccetto per quel tiro che raramente centra la porta.

 

Zapater 7,5: qualità e quantità, due parole che dicono tutto.

 

Kharja 6: buone indicazioni, ma ancora in fase di decollo.

 

Criscito 6,5: poco incisivo, ma assolutamente indiscutibile.

 

Palacio 6,5: palla al piede per ora ha mostrato di aver ben pochi rivali, cala un po’ alla distanza quando tende ad accentrare tra le linee.

 

Crespo 6: Resta un po’ troppo profondo in qualche caso rispetto alla squadra e perciò fatica a tratti, ma palla al piede raramente spreca una palla pur senza segnare.

 

Sculli 7: goal e prestazione sempre di primo piano,  anche se ad un certo punto ha risentito un’ovvia fatica.

 

Mlanetto, Figueroa e Mesto S.V.: in così pochi minuti non si possono valutare salvo casi eccezionali, ma si sono mostrati pronti e determinati.

 

                                           Andrea Boldrini

 


BELIN...CHE GENOA - Un cuore grande così, segna a raffica ed affonda il Napoli

di Andrea Boldrini (15/09/2009 - 14:28) |


Belin che Genoa, chissà quanti dopo il raddoppio di Mesto hanno fatto risuonare questa tipica espressione dialettale. E’ stato davvero un Genoa con un cuore grande così, capace di reagire all’inferiorità numerica come all’arroganza della direzione di gara. Due fattori negativi che avrebbero potuto metter k.o. anche una grande (basti pensare al Milan contro l’Inter), ma che il genoa ha saputo ottimizzare e capitalizzare al meglio. Criscito si lascia scappare una parola di troppo, l’arbitro non può far finta di niente sotto i riflettori del posticipo televisivo e scatta un’inequivocabile quanto estrema espulsione. Un’espulsione emersa da un fallo lieve, una parola scattata in conseguenza di un atteggiamento che aveva già dato i suoi segnali di arroganza, un giudizio estremo che non è stato rispettato nello scontro tra Amelia e Campagnaro, dove il napoletano avrebbe meritato già l’espulsione (rivedere bene le immagini, per capire che avrebbe avuto tutto il tempo di alzare bene gamba e piede evitando lo scontro), un giudizio estremo che è stato inevitabilmente forzato in occasione del rigore conquistato con esperienza da Sculli sempre a danno di Campagnaro. Conquistato con esperienza, ma certamente valido perché il contatto c’è stato eccome: che poi Sculli sia stato abile a trovarlo è un altro discorso, questo per chi lo avrebbe messo leggermente in discussione. E’ così che dopo l’espulsione, la botta di Amelia ed il goal di Hamsik i rossoblu rialzano immediatamente la testa  e riequilibrano la gara proprio in chiusura di primo tempo. Ad inizio ripresa, nuovamente in parità numerica, Palacio rileva Sculli concedendo un passo più fresco e sereno (Sculli era troppo nervoso e ammonito), Milanetto pian piano comincia ad accendersi ed il Genoa decolla. Mesto raddoppia con un goal da “madrilista”, Crespo fa tris di precisione e Kharja realizza dal dischetto. Tre reti belle ed importanti, che in due casi hanno messo in risalto la sostanza di Palacio. Quattro reti complessive tre delle quali hanno messo in primo piano la qualità dei rilanci di Amelia, che in questo caso ha sostituito più Ferrari che Rubino. Cos’altro si può dire? Forza Vecchio Cuore Rossoblu, avanti così che quest’anno le “grandi” hanno certamente l’uomo in più ma non hanno ancora quell’organizzazione di gioco capace di fare davvero la differenza.

 

LE PAGELLE – Amelia 7,5; Biava 6,5; Moretti 6,5; Papasthatopoulos 7; Rossi 7; Zapater 7; Milanetto 6-; Criscito 5,5; Mesto 8; Floccari 6, Sculli 7; Palacio 7,5; Crespo 6,5; Kharja 6. Due parole a parte per Milanetto che si è acceso ancora troppo lentamente, Floccari che deve trovare la condizione, Mesto che è stato semplicemente straordinario.   

 

        Andrea Boldrini

 

 

SUPERGRIFONI - Un altro Trofeo per la Primavera di Chiappino, la Supercoppa Italia. Un Super Raggio rossoblu Illumina la notte del Barbera

di Andrea Boldrini (09/09/2009 - 11:50) |


Supergrifoni,anzi supergrifoncini. La Primavera rossoblu conquista la Supercoppa Italia contro il Palermo, all’interno del Barbera che opponeva un’ovvia atmosfera un po’ rosa e tanto nera. Almeno per il Genoa, che si è ritrovato a dover battere i rigori decisivi sotto un coro unanime di fischi. Vanno tutti a segno (Polenta, Doninelli, Ferraro, Ragusa e Romero) tranne El Shaarawy (alza troppo la mira), ma quello che va “più a segno” di tutti sarà Raggio Garidaldi che ne parerà due agli avversari (Laribi e Cappelletti). Il trionfo porta la sua firma ancor prima che quella di El Shaarawy (autore di una doppietta) e compagni, perché anche durante la gara è l’unico che non ha tradito il benché minimo rilassamento, opponendosi autorevolemente soprattutto in due occasioni. Per il resto la squadra comincia in sofferenza, poi cresce lentamente riuscendo a comporre un blocco davvero omogeneo, comunque più abile nell’amministrare che nell’offendere. Anche nei momenti migliori è un Genoa poco incisivo, che soffre nelle gambe la partenza fulminea rosanero. Una partenza che in un quarto d’ora crea ben quattro occasioni pulite, per poi cedere al primo affondo di Boakye contrastato fallosamente dal portiere Polizzi. L’arbitro concede il rigore ed El Shaarawy trasforma di precisione (15’ p.t.). L’episodio permette al Genoa di acquisire sicurezza ed al Palermo di perdere lucidità, ma in casa rossoblu si bada soprattutto ad amministrare. Ragusa è l’unico che incide realmente, ma al 17’ conclude alto. El Shaarawy mostra le sue doti, ma cerca troppo il numero rsultando spesso evanescente per se stesso come per i compagni. Nella ripresa tutto migliora, “faraone” compreso che sferra subito una gran botta si azione di Torres (3’ s.t.). Bertoncini e Polenta affondano sugli esterni con maggior convinzione, tant’è che l’uruguagio confeziona un triangolo con El Shaarawy al termine del quale compie un gran tiro ribattuto da Polizzi (13 s.t.). Ragusa affonda in rapidità conquistando un fallo che varrà al Genoa la superiorità numerica per l’espulsione del giocatore rosanero (21’s.t.) ed è qui che la gara cambierà nuovamente. Il Palermo resta in dieci, ma tira fuori tutta l’adrenalina che ha in corpo, ed il Genoa si rilassa troppo cedendo anche il passo alla stanchezza. I cambi (Ferraro per Boakye, Romero per Torres e sul finire Cannito per Bertoncini) non riescono a fornire adeguata freschezza e lucidità, mentre il Palermo ritorna a ruggire. De Bode commette fallo in prossimità del lmitie dell’area, Conti batte una punizione esemplare e realizza il pareggio (40’s.t.). Il Genoa si rialza immediatamente, riguadagnando il vantaggio grazie ad una spettacolare botta di prima intenzione di El Shaarawy su suggerimento di Cannito (42’ s.t.), ma l’arbitro parrebbe voler inventare un rigore a favore dei rosanero sul coraggioso e preciso intervento in area di De Bode a danno di Corsino (44’ s.t.): Raggio Garibaldi para dagli undici metri la botta di Conti, ma cade sulla ribattuta dello stesso numero dieci. Parità si va ai supplementari sull’onda dei crampi, quindi ai rigori nei quali il Genoa si afferma grazie agli straordinari interventi del portiere Raggio Garibaldi su Laribi e Cappelletti. Il supertrofeo, ora, è davvero tutto rossoblu. E’ il secondo trofeo in pochi giorni per società ed il suo settore giovanile, dopo quello ottenuto dalla leva 96 nel locale ma pur sempre prestigioso 17° Torneo Spensley.

 

 

 

 

LE PAGELLE

 

 

Raggio Garibaldi 8: tre rigori parati, due interventi importanti e la concentrazione sempre alta.

 

 

Bertoncini 7: Buona personalità unita a doti di sicuro interesse.

Polenta 7: Deve milgiorare un pò l'anticipo e crescere in fase di rientro, ma palla al piede si disimpegna e propone con grande qualità.

 

 

De Bode 7,5: due episodi lo condannerebbero, ma è preciso ed autorevole: potenzialmente appare già buono da aggregare alla prima squadra.

 

 

Cofie 6,5: cresce alla distanza.

 

 

Terigi 6,5: Sulle prime si nota poco, poi emerge con grande praticità.

 

 

Ragusa 7: Interessantissimo e da tenere d’occhio: unisce praticità e tecnica, salda bene centrocampo ed attacco. Un po’ Pepe ed un po’ …Sculli.

 

 

Doninelli 6: Deve acquisire maggiore personalità, che in una gara così se fosse emersa avrebbe potuto fare la differenza.

 

 

Boakye 6: il suo guizzo frutta il rigore ed è molto determinato, ma non riesce ad essere concreto come si dovrebbe essere sotto porta: spesso fumoso.

 

 

El Shaarawy 6,5: sulle prime forse pensa di essere al Bingo e cerca troppo il numero vincente, ma ha estratto la cartella sbagliata: scherzi a parte, talento, doti e personalità indiscutibili che devono maturare ancora un po’. A grandi livelli, compresa una supercoppa primavera, non esistono passeggiate.

 

 

Torres 6: alti e bassi.

 

 

Ferraro, Romero e Cannito 6: qualcosa in più per Cannito e qualcosa in meno per Romero, ma più o meno tutti lì.

 

 

Chiappino: da giocatore nasce mediano di rottura con i piedi buoni (se la memoria non mi inganna) ed arretra al ruolo di libero d’impostazione, forse proprio per questo il gioco migliore lo si è visto soprattutto tra difesa e centrocampo, nella circostanza spesso scollate dall’impostazione di un affondo decisivo.

 

 

 

 

Finale Supercoppa Italia Primavera

 

 

PALERMO 6-GENOA 7 dopo calci di rigore

 

 

Palermo 2-Genoa 2 ai tempi regolamentari

 

 

Reti: El Shaarawy 2, Conti 2

 

 

Palermo 4-Genoa 5 ai calci di rigore

 

 

Rigori: Polenta O, Giovio O, Doninelli O, Laribi X (parato), El Shaarawy X (fuori), Pitarresi O, Ragusa O, Mbakogu O, Ferraro O, Conti O, Romero O, Cappelletti X (parato).

 

 

   Andrea Boldrini

 

 

 

 

 

 

 

 

GENOA, INDIETRO TUTTA - Vittoria inedita contro l'Atalanta, Moretti decisivo

di Andrea Boldrini (31/08/2009 - 15:46) |


Indietro tutta, la prima vittoria esterna del Genoa sul campo dell’Atalanta si concretizza così, alzando anzitutto la barricata. Un successo decisamente inedito per chi si era abituato a vedere il Genoa proporsi più o meno cautamente in modo comunque molto forte e deciso. Accade che la formazione rossoblu, invece, quest’anno tenda ad appropriarsi anche di armi fondamentali come il cinismo e la concretezza, quelle doti che molto spesso fanno la differenza negli scontri tra le “grandi” e le “emergenti”.  La domenica bergamasca non è stata proprio di qualità, anche se va detto che nei pochi momenti in cui il Genoa si è mosso più o meno in blocco ha fatto tremare l’Atalanta. Un’Atalanta volenterosa, ma incapace di proporsi in modo efficace, fermata in quelle poche chiare occasioni dal robusto e preciso assetto difensivo rossoblu. La fase difensiva è l’unica nota lieta per quanto riguarda la formazione genoana, perché nel tentativo di proporsi è mancata molto spesso, denotando un atteggiamento chiaramente rinunciatario. Ora com’è bene sottolineare la qualità dell’assetto difensivo è altrettanto giusto evidenziare come contro avversari di un calibro differente, si debba lavorare sull’organizzazione di ripartenze più lucide ed omogenee di quelle viste contro i nerazzurri.  Non a caso, ancora una volta ha deciso la gara il guizzo di un difensore. Imparare a giocare d’attesa può essere un’ottima cosa, ma registrare meglio la “linea di mezzo” rispetto al match contro l’Atalanta sarà certamente necessario per il futuro. Vero che alcuni possono aver tradito un po’ di stanchezza arretrata così come Tomovic e Fatic aver risentito dell’emozione dell’esordio, ma almeno nei piedi e nelle intenzioni si sarebbero potuti far vedere un po’ di più. Moretti svetta di testa sugli sviluppi di un corner, decidendo la gara al 45’ del primo tempo e poi…indietro tutta. Vabbè può andar bene anche così, purchè i prossimi acquisti non siano quelli di Arbore e Frassica, qualora ve ne fossero. Anche se una risata ed un po’ di buona musica possono far miracoli, probabilmente stenterebbero ad entrare in condizione.

 

 

 

 

LE PAGELLE

 

 

 

 

Amelia 7: due grossi interventi su Acquafresca, uno dei quali determinante, possono bastare per il voto. Per il resto ha fatto in pieno il suo dovere.

 

 

Moretti 7: determinante al 9’ nel recupero sull’avversario, decisivo al 45’ per il risultato, quindi …leggi sopra come Amelia.

 

 

Cricito 6: Diligente, attento e preciso.

 

 

Rossi 7: decisamente meglio di Odense, puntuale come sempre in ogni situazione, peccato solo non sia riuscito a segnare.

 

 

Milanetto 5,5: il grande assente è lui, concede qualche sprazzo delle sue doti e in mezzo al vuoto. Che succede?

 

 

Zapater 6: si muove bene, ma con scarsa incisività.

 

 

Fatic 5,5: Non incide, forse anche a causa dell’atteggiamento rinunciatario della squadra.

 

 

Mesto 7: L’atteggiamento di sufficienza è quello del gruppo, ma quando decide di “staccare la spina” fa sempre la differenza.

 

 

Palacio 5,5: a sinistra non riesce a 2dialogare” con la parte più esterna e nemmeno a tagliare internamente, se fosse un problema di posizione meglio portarlo a destra altrimenti più allenamento e… sveglia! Stavo già ricordandomi le gioie d’infanzia regalatemi dal mitico Bruno Conti.

 

 

Figueroa 6: Riesce a ritagliarsi un paio di spunti nel nulla, ma deve migliorare nel temporeggiare palla al piede.

 

 

Sculli, Biava e Papasthatopoulos 6: sui nuovi entrati cosa si può dire…non hanno fatto danno e tanto può bastare, anzi Sculli ha fatto un bel tiro: grazie, ma nulla di più. ;)

 

 

Gasperini: ormai il voto all’allenatore lo danno tutti, giudizi ne servono pochi, domande forse una sul perché di un simile atteggiamento, ma quando si vince l’allenatore ha sempre ragione. Almeno quando vincono lasciamoli in pace questi allenatori. L’unica certezza è che, classifica a parte, sta certamente meglio di Leonardo e Spalletti. Il voto lo ha già fatto quando ha deciso di restare con noi. Del resto il Genoa è una fede e ieri ha fatto pure un mezzo miracolo.

 

 

Andrea Boldrini

 

 

DO YOU SPEAK "GENOAN"? - Gaudenti grifoni in volo sull'Europa

di Andrea Boldrini (28/08/2009 - 14:48) |

Do you speak “genoan”? Probabilmente tra non molto sentiremo dire così in giro per l’Europa, perché il Genoa ce l’ha fatta. Più che mai gaudente (è proprio il caso di dire così) il Genoa accede alla fase a gironi dell’Europa League: gruppo B, insieme a Valencia Lille e Slavia Praga.  Un girone competitivo, ma del resto proprio la gara di ritorno contro l’Odense ha dimostrato che in giro per l’Europa nulla è facile e tutto è sofferto. Il Genoa s’impone sul piano tecnico, ma l’Odense imposta la gara su quello fisico di fronte al quale molti mostrano di soffrire la tenacia danese. Una tenacia a tratti un po’ troppo irruenta, come nel caso dell’infortunio a Juric, terminato con buon esito dopo qualche minuto di paura. Juric è costretto a gettare la spugna e lo rileva Milanetto, che stenta ad entrare in partita pur colpendo un clamoroso palo. Il Genoa lavora molto raccogliendo poco, mentre l’Odense si getta alla garibaldina incrociando addirittura il vantaggio proprio allo scadere del primo tempo. Potrebbe essere una mazzata, ma in pochi minuti dal riavvio la squadra rossoblu rialza la testa e con una botta al volo di Criscito acciuffa il pari. Da qui in poi inizia una fase di contenimento non troppo facile, ma resistente fino alla fine pemettendo al Genoa l’accesso al girone di qualificazione alla fase finale.

 

 

EUROPAGELLE

 

Amelia 6,5: piazzato male in occasione del gol, qualche indecisione sulle uscite alte, complessivamente positivo.

 

Papasthatopoulos 6: a sinistra sembra soffrire, ma riesce ad adattarsi con efficacia.

 

Biava 7: essenziale sempre, molto attento, si propone con decisione sempre pronto al rientro.

 

Moretti 6: un po’ più sottotono, in qualche caso costringe Biava allo straordinario.

 

Rossi 6-: scarsa lucidità ed un po’ mollo sulle gambe, ma sembra riprendersi nel finale.

 

Zapater 7: Crescita costante: partecipa bene alla manovra ed interrompe con grinta ed efficacia la manovra avversaria.

 

Juric S.V.: era partito benissimo, Djemba Djemba lo ha messo k.o.

 

Criscito 7,5: un gran goal ed una prestazione imponente: ricorda un po’… Meglio non dirlo, potrebbe “montarsi la testa”, ma probabilmente è colui al quale sembrerebbe ispirarsi.

 

Mesto 6,5: non sempre lucido, ma nelle fasi importanti c’è sempre.

 

Figueroa 6: Non brilla, ma si concede qualche buono spunto: marcato molto stretto.

 

Sculli 6,5: anche lui non è apparso sempre molto lucido, ma fondamentale nell’impegno e nei momenti importanti.

 

Milanetto 6: stenta ad entrare in partita e fatica molto, pur contraddistinguendosi in alcune circostanze (il palo su tutte).

 

Kharja e Palacio S.V.: entrano ad una maciata di minuti dalla fine il primo contribuisce ad irrobustire, il secondo fa spesso confusione, comunque utili.

 

Andrea Boldrini

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

IL GENOA “SCARTA” LA ROMA – Biava rosso … di gioia, Andreolli rosso di … “rabbia”. Esordio vincente (3-2) firmato da Criscito, Zapater e Biava: le pagelle.

di Andrea Boldrini (25/08/2009 - 11:30) |


La gioia di Biava (a sin), il fallo di Andreolli su Juric (a destra) ed il gigantesco Rossi (al centro)

Trionfale esordio interno del Genoa, che “scarta” la Roma sul tre a due. Biava decisivo a pochi minuti dal termine e soltanto in quell’occasione. La Roma , infatti, avrebbe reclamato il cartellino rosso per un fallo commesso attorno alla mezzora, ma dimenticando che poco più di cinque minuti prima Andreolli fermava Juric in modo inequivocabilmente scorretto e volontario (vedi foto) puntando la porta. Morganti lo ha semplicemente ammonito e, probabilmente, anche in questo episodio si può leggere la decisione di estrarre il giallo su Biava. Entrambe le situazioni si sarebbero potute considerare da cartellino rosso, ma alla fine quel che conta è l’uniformità di giudizio. La vera spina arbitrale in molti casi è stata questa, che in occasione di Genoa-Roma non si è notata. Per il resto nessuno è perfetto, nemmeno Moranti e nemmeno Totti quando (buon per noi genoani) si fa parare quel tiro da Amelia dopo appena nove minuti. Bravissimo il portiere rossoblu a chiudere lo specchio adeguatamente, decisamente meno un campione come Totti a non cercare l’angolo più lontano. La vittoria del Genoa è stata indiscutibile, confezionata da due autentiche perle come il tiro al volo di Criscito e la punizione di Zapater, alle quali si è aggiunto il guizzio vincente di Biava sotto porta. Una vittoria ottenuta soprattutto sul piano del carattere, perché sotto il profilo del gioco in mezzo al campo si soffre parecchio. De Rossi e Pizarro non sono certo gli ultimi arrivati, Juric e Zapater sono ottimi in fase d’interdizione ed un po’ meno in sede di ripartenza e profondità. Il gioco del Genoa decolla sugli esterni, dove Mesto e Modesto si frappongono da pari e i successivi inserimenti di Criscito e Palacio concedono una marcia in più. L’italiano più concreto e attento soprattutto in fase difensiva, l’argentino abilissimo nel saltare l’uomo ed imprimere un autentico sprint. Certo che da qui in avanti si dovrà migliorare la costruzione del gioco perché se domenica è andata bene così, non si può certo pensar di vincere soffrendo tanto in mezzo al campo. La Roma è squadra di qualità, ma davanti non punge a dovere. Troppo spesso si è ritrovata libera di passare centralmente in verticale, tagliando poi sugli esterni dalla trequarti. Soprattutto nella ripresa, quando le doti difensive di Rossi e Criscito ne impedivano ogni sbocco sulle corsie laterali. Zapater è un giocatore di qualità, ma non ha ancora i tempi e la visione di gioco del regista. Se li acquisisse, il Genoa avrebbe trovato il suo “jackpot” e le condizioni perché ciò avvenga ci sono tutte.

 

 

 

 

 

 

LE PAGELLE

 

 

 

AMELIA 7: fonadamentale in avvio su Totti, si è rivelato autorevole in almeno altre tre occasioni. E’ mancata un pizzico di reattività sul gol di Taddei, ma l’errore è stato della difesa.

 

 

 

BIAVA 7: deciso e decisivo, ma certi falli sarebbe meglio limarli un po’.

 

 

 

MORETTI 6,5: conferma personalità ed esperienza, unite a buone doti.

 

 

 

PAPASTATHOPOULOS  6,5: qualche sbavatura, ma complessivamente positivo: deve migliorare un po’ la soglia di attenzione.

 

 

 

ROSSI 7,5: semplicemente gigantesco.

 

 

 

ZAPATER 7: un gol da favola, ottimo nell’iinterdizione, sbaglia qualche passaggio di troppo in sede di rilancio: troppo precipitoso, ma ha piedi buoni e qualità di fondo.

 

 

 

JURIC 6,5: più continuo rispetto alla gara di coppa, ma ancora in lieve affanno per il suo “status” abituale.

 

 

 

MODESTO 6: positivo senza grende luce, ma nemmeno ombre particolari.

 

 

 

MESTO 6: diligente, ma può fare meglio: forse ha sentito un po’ le fatiche di coppa.

 

 

 

CRESPO 6,5: gli è mancato il gol ed un pizzico di condizione, ma si è mosso bene e almeno un rigore lo avrebbe meritato, soprattutto pensando a quello concesso a Milito.

 

 

 

SCULLI 7,5: inesauribile, tecnico e costantemente in crescita: a tratti si è improvvisato persino “regista”.

 

 

 

PALACIO 7: nell’uno contro uno decisamente superiore all’avversario, sta imparando a sacrificarsi nella fase difensiva.

 

 

 

CRISCITO 7,5: un gol da incorniciare, tecnica in costante progresso, copre la posizione con personalità e ovviamente forte in fase difensiva. Ma non usiamolo per svilire Modesto.

 

 

 

FIGUEROA 6,5:venti minuti confortanti con un guizzo straordinario, ma il portiere gli ha detto  NO.

 

 

 

 

 

 

Andrea Boldrini